Lo spettro del visibile

poesie di Patrizia Sardisco

[MAGGIO 2021] Lo spettro del visibile, poesie in italiano di Patrizia Sardisco, Edizioni Cofine, collana “Aperilibri” n. 23,  pag. 32 , euro 7,00

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IL LIBRO

La raccolta – scrive Anna Maria Curci nella prefazione – si apre con una straordinaria triangolazione tra luce, senso, voce, ricostruzione e rievocazione al tempo passato remoto: dal sogno della voce migrarono particole di luce / a campire la vacuità del bianco lo spazio fantasmatico // di una impossibile nominazione.

Fin dal primo testo si palesa una prospettiva fondamentale in questa raccolta: i nuclei tematici che si sviluppano intorno alla natura della luce, alla capacità e alla possibilità di percezione, alla formazione dell’immagine, all’emissione, concetti che giungono dalla fisica, sono qui presenti, vivi, perfino incalzanti.

Qui un estratto in PDF di Lo spettro del visibile.

Qui la recensione di Maria Gabriella Canfarelli

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L’AUTRICE

PATRIZIA SARDISCO è nata a Monreale, dove tuttora vive. Scrive in lingua italiana e in dialetto siciliano (parlata monrealese).

Nel 2016 pubblica la silloge in dialetto Crivu, vincitrice del Premio Internazionale Città di Marineo e menzionata al Premio Di Liegro di Roma.
Nel 2018 si aggiudica il Premio Montano nella sezione “Una prosa breve”; con la silloge inedita in dialetto ferri vruricati guadagna il secondo posto del XV Premio Ischitella – Giannone e, nello stesso anno, per le Edizioni Cofine, dà alle stampe il poemetto eu-nuca, prefazione di Anna Maria Curci, finalista al Premio Bologna in lettere 2019 e vincitore della sezione opere edite del Premio Città di Chiaramonte Gulfi 2019.
Del 2019 è la silloge Autism Spectrum, con postfazione di Anna Maria Curci, vincitrice della quarta edizione del Premio Arcipelago itaca e segnalata al Premio Bologna in lettere 2020.

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NEL LIBRO

Lo spettro del visibile

dal sogno della voce migrarono
particole di luce
a campire la vacuità del bianco
lo spazio fantasmatico
di una impossibile nominazione

nello scenario interno la prima nota udibile
aveva predicato il verso delle corde
e insieme un raggio e a protezione meccanismi
le giuste e coerenti istanze
di rimozione

l’Io si disponeva al centro dei corpuscoli
mediava tra voce e sottrazioni
sfibrato da un principio di realtà
aveva scelto di non sporcare i panni

per non doverli poi lavare

 

alle sue proiezioni corticali
all’occhio la sua parte
la ristrutturazione percettiva

nell’umor vitreo migrano gli stimoli
contro gradiente
per trasporto attivo

ma le grammatiche
giocano entro limiti finiti
segmentano lo spettro del visibile
in unità di campo tendenzialmente rigide

la fascia di frequenza è un mare
chiuso
il valico è vocalico

e là la luce tace
il proprio dilagare
in altri mondi

 

Aprèslude

Nubi di voce, accumuli per piovere.
Alonati silenzi
altissimi
su un pianeta di acque antenate.
Faretre d’aria, dita su corda e coda
schiocco, fischio, parabola

parola. Altissima
ficcante tra spume di dialetto
sull’arenaria accesa.
Incendiaria
l’aurora meridiana di scirocco
trasla un’idea di polvere
dalle giaciture agli amaranti.