Riempire il bianco di un foglio, il suo vuoto, sentire l’assenza di parole e desiderare, sognare di colmarla andando incontro ai segnali che arrivano dal profondo e sembrano attendere una voce che ne realizzi l’epifania. E la voce avvolgente spiralica di Patrizia Sardisco coglie e risponde ai richiami sotterranei sepolti nell’io stratificato, risponde sottraendoli al vuoto perché essi diventino presenze verbali del magma incandescente che preme per uscire anche in forma di schegge o semplici particole, scintille di luce. Ed è la trama/fatta a brani che l’arto fantasma recupera sul fondo, mano che conserva le sensazioni tattili e che sebbene non conosca il punto esatto da scavare, incessantemente reitera il tentativo disciplinato e volitivo: trovare a tutti i costi ciò che si cerca per portarlo alla bocca, pregustando un succo anche quando non c’è, quando lo spazio bianco simula/l’atto mancato //in forma cristallina/ l’assenza corrosiva di parola.
Una poesia còlta, complessa e stimolante che tocca l’apice inquieto d’una ricerca non semplice, non facile, non scontata. Lo spettro del visibile (Cofine 2021, collana Aperilibri) è l’approccio deciso e tenace a stabilire un dialogo quasi impossibile con la spettralità, emanazione dell’informe da trarre a sé perché assuma evidenza ciò che il bianco vacuo lucore occulta e serba. Luce dunque, luce creata dalla parola che altre parole figlia. Discendenza, prosecuzione dell’originario atto creativo che si dà per desiderio della voce umana alla stregua della voce del divino archetipo fiat lux (dal sogno della voce migrarono/ particole di luce/ a campire la vacuità del bianco/ lo spazio fantasmatico/ di una impossibile nominazione).
Nel saggio introduttivo preziosissima chiave di lettura di Anna Maria Curci leggiamo: “Fin dal primo testo (…) si palesa una prospettiva fondamentale in questa raccolta: i nuclei tematici che si sviluppano intorno alla natura della luce, alla capacità e possibilità di percezione, alla forma dell’immagine, all’emissione, concetti che giungono dalla fisica, sono qui presenti, vivi, perfino incalzanti”. Singolarissima e avvincente, la poesia di Patrizia Sardisco mette in campo una grammatica dell’indicibile di forte impatto concettuale che ben rappresenta lo scontro iniziale con il fantasmatico e il successivo incontro con ciò che in apparenza non è, non c’è. In forma di parola precisa, decisa, saranno date essenza e forma al buio dove la mano si immerge; e per scardinare, aprire, squarciare la chiusa scatoletta/rossa e polposa in succo/ci vuole un apriscatole/un affilato arnese/di parole/per arrivare al cuore, una lingua-arnese in accezione di linguaggio strumento di nominazione che invera e appicca incendi/di un dolo illuminante.
Lingua di fuoco, questa di Sardisco, di fuoco guizzante, aereo, lingua che si espande in aggettivi, sostantivi e verbi accuratamente scelti, radicali, audaci, proliferanti senso, cibo per la mente: ogni denominazione dell’intorno/ è l’audacia/ di non gettare troppo in basso l’occhio.
Lo scavo incessante, l’andare oltre e sempre più in profondità per comprendere una realtà prismatica è il dato più prezioso di questa scrittura che si muove non solo in forza del dato senziente (il gusto, il tatto, la vista) ma anche e soprattutto in forza della tenacia della ragione, dell’acutezza dell’intelletto e della emissione di una voce potente e decisa a che la luce finalmente liberata partorisca, infine, come da maieutica, la verità dal buio, perché Non la penna, la lima/scava/ (…)/(…)// Nei sottopassi è dove/il denso duole/ e ti somiglia il segno/lasciato sulla mano/ dall’uso gestante delle forbici.
Patrizia Sardisco, nata a Monreale dove tutt’ora vive, scrive in lingua italiana e in dialetto siciliano (parlata monrealese). Nel 2016 pubblica la silloge in dialetto Crivu, vincitrice del Premio Internazionale Città di Marineo e menzionata al Premio Di Liegro di Roma. Nel 2018 si aggiudica il Premio Montano nella sezione “Una prosa breve”; con la silloge inedita in dialetto ferri vruricati guadagna il secondo posto del XV Premio Ischitella – Giannone e, nello stesso anno, per le Edizioni Cofine, dà alle stampe il poemetto eu-nuca, prefazione di Anna Maria Curci, finalista al Premio Bologna in lettere 2019 e vincitore della sezione opere edite del Premio Città di Chiaramonte Gulfi 2019. Del 2019 è la silloge Autism Spectrum, con postfazione diAnna Maria Curci, vincitrice della quarta edizione del PremioArcipelago itaca e segnalata al Premio Bologna in Lettere 2020.