Quasi una scorciatoia di Andrea Giampietro

Recensione di Vincenzo Luciani

 

«Un giovane uomo, un poeta e scrittore, che ha fatto e fa della conoscenza e della ricerca tutta la sua vita.» Così la narratrice e poeta Beatrice Ricottilli definisce, e meglio non si potrebbe, Andrea Giampietro di cui mi accingo a presentare la sua raccolta poetica Quasi una scorciatoia, Giuliano Ladolfi Editore, prima edizione 2020 e seconda nel 2024.

Il nostro primo incontro avvenne a Raiano venerdì 27 giugno 2014 (12 anni fa e Andrea aveva 28 anni) nella sala convegni degli Zoccolanti a Raiano in cui fu presentato il libro dell’amica Stefania Zitella Quattro poeti dialettali peligni (Amaltea Edizioni, 2014): un volume saggistico di ricerca accademica derivato dalla sua tesi di laurea. Il testo analizza, conserva e valorizza l’opera di quattro importanti voci della lirica dialettale della Valle Peligna: Postiglione, Giannangeli, Civitareale, Monaco. All’incontro intervenni con l’Autrice, il grande dialettologo Ugo Vignuzzi e Giannangeli. Nell’occasione Andrea mi consegnò in lettura una sua raccolta poetica e altri scritti critici (io gli risposi che preferivo di gran lunga questi alle sue poesie, ritenendole ancora acerbe. Ma Andrea come non si scoraggiò del mio giudizio.

Oggi Andrea ha 40 anni e quindi ha ampi margini di ulteriore crescita, che naturalmente gli auguro, ma possiamo constatare che la sua passione letteraria ha saputo, in questi anni, abbeverarsi alle fonti giuste, affinare le sue doti di critico attento e perfezionare la sua ars poetica.

Mi sono occupato recentemente, con una recensione alla quale rimando (https://poetidelparco.it/studi-di-letteratura-abruzzese-di-andrea-giampietro/), del suo Studi di letteratura abruzzese (Ortona, 2024) che contiene una serie di interessanti saggi, articoli e recensioni sugli autori della sua regione.

Nel 2024 Giampietro ha pubblicato Risme private, Martinsicuro (TE) che è stata recensita positivamente, con una scelta di testi da Maurizio Rossi sul nostro sito e ad essa rinvio (https://poetidelparco.it/risme-private-di-andrea-giampietro/)

Non senza una sottolineatura in cui Rossi acutamente annota «Molti i temi della raccolta, declinati con musicalità, ritmo e immagini: sia personali che sociali.»

Quasi una scorciatoia

Andrea è un abile e provetto (nonostante la giovane età) curatore di opere altrui e delle proprie (ho avuto ampia riprova recentemente nella sua curatela (severa, meticolosa e pignola) al libro da noi edito Più che nel cuore di Beatrice Ricottilli. E perciò avrà avuto un buon motivo a porre in quarta di copertina (in primo affaccio quindi) del suo libro la poesia “Il nodo della sciarpa” . Leggiamola, perché ad essa il poeta tiene molto: Baciai due volte il nodo della sciarpa / che per la troppa fretta avevi stretto / a soffocare il giorno, a vendicarti / del rapimento d’altro tempo insieme. / Con la premura d’una dolce sposa / – esisterà la donna che consola? – / raccomandasti a me di ritornare / non troppo tardi né subito appena. / Un grido alla finestra: «Che scordasti / la penna?». (Sai che tengo alla scrittura.) / «È nel taschino, grazie». Ma tacevo, / ché resta a te il mio dono di parola.

E qui il poeta ci fa subito diventare spettatori di un commiato, e ci fa compartecipi della stretta vendicativa di una sciarpa e al tempo stesso di un’intima storia stretta ad essa. E, dopo la sciarpa, ecco la penna l’amato-odiato strumento di lavoro del poeta che però deve arrendersi alla potenza della parola che non si riesce ad esprimere e che segue comunque i percorsi indescrivibili del cuore.

La raccolta è divisa in tre parti: Orfano di figlia, Un po’ per non morire, Di tutto un vizio.

E si chiude con tre interessanti Note critiche. La prima, di Marzia Carocci che definisce «Andrea l’ultimo dei classici, perché ha sempre seguito la strada maestra per cui è nata la poesia: l’essenzialità del verso nella veste originale dell’arte più alta e superba.» E ne evidenzia «il linguaggio ricco d’immagini e di assonanze.»

Pietro Civitareale si sofferma sul «modo tutto personale di “raccontare” e “raccontarsi”, un punto fermo, un luogo dove consistere, nei termini di una singolarità di discorso, d’una essenzialità conquistata di immagini, in cui la concretezza della dizione (sia che abbia una coloritura elegiaca che epigrammatica) acquista una suggestiva valenza allusiva.»

Il sottotitolo della raccolta, Elegie ed epigrammi, ingenera in chi legge una doppia aspettativa che viene soddisfatta nella prima parte Orfano di figlia. Per la parte elegiaca il poeta si esprime con espressioni che fanno sobbalzare uno come me, educato ad effusioni molto contenute nell’esprimere sentimenti che invece il giovane padre qui senza freni esprime. Cito: …Vorrei sgranarti gli occhi, dissodare / la terra che ti brulla dentro il petto, / piantare qualsivoglia banderuola / a ricordare a te del mio passaggio. / Non credi che il tuo cuore in me ha battuto / per nove mesi e nove anni ancora. Ed altre espressioni dolcissime e tenerissime potrei citare che nei padri della mia generazione non usavano. Trovo comunque meravigliosa la poesia “Lo scudo della mano”, in cui sono descritte le amabili accortezze per proteggere la sua “figlietta bella” e conciliare il suo sonno proteggendola dai raggi del sole.

In Un po’ per non morire, predomina il tono satirico (es. Fascio e moschetto”: Colpiva il Fascio con il manganello / la Repubblica con carta da bollo), l’ironia (es. “Sulmona patria d’altri”: ...Sulmona è la città del gran poeta / e rinomata assai per i confetti / ma Ovidio ha preferito un’altra meta; / rimangono i bonbon, tienteli stretti!) e, merce rara, l’autoironia che pervade ad esempio la “Canzonetta dei giorni bui”: Nella stanza che mi spetta, / nell’alcova benedetta / di poeta squattrinato / ripudiato dallo Stato, / già mi vedo un antro scuro, / ragnatele sopra il muro / e per terra le formiche / che si gustano le miche / di quel pane che mi resta / per aver la dura testa / di far sempre a modo mio; / e di questo pago il fio! / Ci sarà, lo so, un ritratto / di mio nonno, quello matto / che viveva d’ideali / incurante d’altri mali, / della Volpe, la poetessa / che viveva da indefessa / curatrice del bel verso / e l’amico che d’un sorso / dell’Abruzzo sa rifare / l’estensione d’un bel mare. / Poi ci metto un crocifisso / sopra il letto e tutta rossa / la bandiera comunista / che faranno un testa a testa; / ovviamente libri e carte / a vestigio di quell’arte / che mi porterà in miseria. / Poi la Musa tutta seria / mi dirà: «Ecco la fama: / c’è tua figlia che ti chiama!».

Lucilla Sergiacomo rivela che il “repertorio tematico offerto dai versi di Quasi una scorciatoia, è composto da versi scritti tra il 2016 e il 2020, e lo ritiene «vicino all’elegia classica». Infatti «in più punti affiorano i silenzi sui segreti d’amore, la sensualità, la fuga del tempo raffigurata nel correlativo oggettivo del perpetuo succedersi delle onde marine, i quadri paesaggistici resi con l’intreccio di impressioni visive, tattili e olfattive, il ricordo di cari fantasmi d’altri tempi che contrasta con il disorientamento del presente e l’incertezza del futuro.»

Concordo e sottoscrivo non senza segnalare, nella terza parte “Di tutto un vizio”, le poesie: “Nel soffio di bambagia”, “Saffichetta”, “Meglio la polvere”, e “Quasi una scorciatoia” che dà il titolo alla raccolta che ovviamente consiglio di leggere.

Nota biobibliografica

Andrea Giampietro nasce a Popoli (Pe) nel 1985 ma trascorre l’infanzia a Pratola Peligna (Aq) per poi stabilirsi a Sulmona.

Autore di raccolte poetiche: Il paradiso è in fondo, Roma, 2010; Di notte a luna spenta, Piombino, 2012; Cronache dall’imbuto, Lanciano, 2017; Risme private, Martinsicuro (TE), 2024, Quasi una scorciatoia. Elegie ed epigrammi, Borgomanero, 2020 e traduzioni (Oscar Wilde, Elizabeth Gaskell, Stéphane Mallarmé), è attivo anche come saggista e critico letterario (per riviste come «Nuovi Argomenti», «Poesia», «L’immaginazione», «il 996», «Xenia», «Rivista Abruzzese», «D’Abruzzo»).

Ha curato i volumi Un gettone di memoria. 23 voci per Ottaviano Giannangeli (Ortona, 2019), Omaggio a Cosimo Savastano (Castelli, 2023), Poeti dialettali abruzzesi di Guido Giuliante (Lanciano, 2025), Più che nel cuore di Beatrice Ricottilli (Roma, 2026).

Ha raccolto una serie di saggi, articoli e recensioni sugli autori della sua regione in Studi di letteratura abruzzese (Ortona, 2024).

Al suo paese nativo ha dedicato lo studio storico Pratola che se ne va. Storie tradizioni e personaggi di Pratola Peligna tra Otto e Novecento (Ortona, 2021).