Straloche/Traslochi versione in e-book

 

[APRILE 2020] Versione E-BOOK (formato PDF – 978-88-98370-61-0) di Straloche/Traslochi, di Vincenzo Luciani, Roma, Edizioni Cofine, 2020, pp. 56, euro 7,00

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L’e-book ripropone poesie in italiano e poesie in dialetto garganico (Ischitella) del poeta Vincenzo Luciani, già pubblicate in versione cartacea nel 2017 (n. 8 della Collana “Aperilibri”, ora esaurito).

I testi sono raggruppati in cinque brevi sezioni: Straloche/Traslochi, Il muro, Neondialettale/Neodialettale, Cunte d’amore e amicizzije/Cose di amore e amicizia, Cunte de famigghje/Cose di famiglia.

In questa nuova versione sono state aggiunte alcune immagini. Il formato digitale contiene anche alcuni link per accedere a filmati pubblicati su Youtube.

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Spaesamento

Dovessi riscrivere il libro
non più Il paese e Torino titolerei
ma «I due paesi e Torino»,
anzi i paesi sono tre
Valfenera, Ischitella, e più ancora
Tor Tre Teste paese di Roma
dove ho camminato per cento-
quarantotto stagioni.

Mi trovo in un’età
che a tanti luoghi io vo dicendo addio
e sento lo strappo nella carne.
A Ischitella mi domando:
ma io qua che ci sto a fare qua?
Tu pensa, a Ischitella,
il paese che in dodici anni
mi ha fatto quel che sono,
dotato della lingua
del padre e della madre.
Quella che non mente.
Che mi soccorre sempre quando è buio.

E chi l’avrebbe mai detto,
vendere quella casa
bella sul Corso, dove
tornavi ad ogni estate
con la donna della tua vita,
dove ospitavi gli amici, i più cari,
uno su tutti Achille che l’amava
quella sua Casarella ’e Vicenzino.

Ora estraneo mi sento e fuori posto.
Spustate, come si dice qui
di chi perde il cervello
e pure il luogo.

Cammino per Valfenera
diventata terra straniera. Cammino
che l’occhio si sperde nelle Alpi
e nei bric per me senza nome
torno torno in distesa.
Mi metterei in strada per raggiungerli
tutti. Ma l’età mi sconsiglia e poi fa caldo
e poi sarei io solo a camminare
coi miei pensieri
senza nessuno a cui dire:
“Guarda quella collina, quel prato,
quel campo di meliga alta
e quella casa, quella nuvola a vela,
e quella gaggìa e quel torrente
zitto d’acqua”.

Intanto s’annera una notte africana
in Piemonte.
E le Alpi stanno a guardare.
E strepita la gazza sopra il pruno.

Ieri mattina ho corso nel mio parco
a Tor Tre Teste coi più cari amici
che tradirò per Pietralata.

—–

Valfenera 2

Cinque giorni uguali di nebbia e di tedio.
Quest’anno non sono tornato a Torino.

Ma che ci faccio io a Torino
che non conosco e riconosco più nessuno?
O morti, o vecchi smemorati.
E sotto i portici trascino
piedi stanchi, stranieri
e guardo le vetrine
senza voglie
senza desideri.
Solo in via Po
l’illusione del libro
che può
davvero
ricrearmi.

Allora è meglio stare
a Valfenera
ad aspettare la sera
leggendo e rileggendo
e poi scrivendo
che non so cosa
diventerà quello che scrivo
e chi lo leggerà.

Mia suocera Maria
sospira e racconta: “Quand soma
mariasse, mi e Minot,
l’uma jontà
la fam cu la sei”.*

Allegria!
Euforia
di una giornata andata via.
Radio Maria
di mia suocera Maria.
Poi tutti a letto a ore venti.
E così sia

* Quando ci siamo / sposati, io e Domenico, / abbiamo messo assieme / la fame con la sete.