Il 20 giugno 2026, presso la Comuniteca di Sulmona, si è tenuta la presentazione di Più che nel cuore. La vita raccontata (Roma, Edizioni Cofine, 2026), l’ultimo libro di Beatrice Ricottilli, scrittrice e archivista sulmonese. Sono intervenuti il curatore, Andrea Giampietro, e l’editore, Vincenzo Luciani. Il volume, che raccoglie poesie, racconti e scritti storico-archivistici (presentazioni di libri e di mostre, relazioni a convegni, articoli, etc.) offre non soltanto la testimonianza di una vita, quella dell’autrice, votata sia all’ascolto della natura che alla ricerca storica, ma anche quella di una regione, l’Abruzzo, e soprattutto di una città, Sulmona, che nel corso della Storia hanno rappresentato più di un semplice crocevia.
Beatrice Ricottilli ha ringraziato così i suoi lettori: «Un libro senza chi legge è come un tamburo che non vibra, come un’aurora senza sole, come un respiro senza l’aria. È così che le vite vissute, la mia, le vostre, che sia per un attimo, per qualche tempo o per tutta la vita, s’intrecciano e si sedimentano e sembrano a volte svanire, invece sopiscono o riposano nel cuore, “più che nel cuore”, come ali di farfalla ad asciugare al sole. E basta proprio un raggio di sole, un sorriso, un respiro, un bacio, un saluto a risvegliare il ricordo, la memoria, il pensiero, così che l’amore con il quale si sono nutrite, e senza il quale niente ha inizio, fiorisca, rifiorisca e diventi parole, parole d’inchiostro e di carta. Ma le parole non vivono senza chi le ascolta, senza chi le legge, senza chi le incornicia dentro gli stessi pensieri da cui sono nate».
Oltre a ringraziare la sua famiglia, e soprattutto i nipotini Giulia e Simone («accarezzanti e indagatori dentro ogni mio giorno»), Beatrice ha speso parole di affetto e riconoscenza per il curatore («Le parole di questo libro sono state cullate e accarezzate ad una ad una dalla perseveranza di un giovane uomo, da un poeta e scrittore, che ha fatto e fa della conoscenza e della ricerca tutta la sua vita. Andrea è l’acqua dopo l’arsura, il pane condiviso sulla mensa, il porto sicuro nelle incertezze, la leggerezza della quotidianità») e per l’editore («Questo libro è anche Vincenzo Luciani, editore colto, raffinato e generoso che l’ha accolto, nutrito e infine vestito con l’abito più bello che rispecchia la gentilezza e l’operosità con la quale da anni conduce la sua casa editrice insieme a sua moglie Rosa a cui si deve soprattutto la copertina in cui è riportato uno “stencil” di mio padre») che hanno seguito la creazione del suo libro.
Andrea Giampietro ha raccontato la sua lunga amicizia con Beatrice che ha sancito la nascita di una profonda collaborazione. Nella sua prefazione, il curatore ricorda: «Ero un ragazzino di undici anni quando conobbi Beatrice. […] Finito il rientro scolastico, mio padre mi portava con sé presso l’Archivio di Stato, dove lavorava come architetto. Fu lì che incontrai per la prima volta quella donna dagli occhi chiari e penetranti, dal sorriso armonioso e cristallino, dal riso trascinante. […] Sin da allora […] mi invitava a leggere i suoi racconti che mi colpivano per la vivezza e la grazia delle immagini che traevano ispirazione da quella Natura che sarebbe stata l’ispiratrice più profonda e fedele della sua scrittura». Nel corso della presentazione, Beatrice Ricottilli ha letto alcuni brani del suo libro, come la poesia Trecento nomi e uno, dedicata alle vittime del terremoto aquilano del 2009, il racconto La veglia, ispirato a un importante ritrovamento archivistico (che documenta il passaggio a Sulmona di Giovanni d’Austria, figlio di Carlo V; l’autrice racconta anche della partecipazione del nobile cittadino Francesco Mazara alla battaglia di Lepanto), il racconto Un sogno vivo, che ricorda il desiderio infantile di un uovo pasquale, e Francesco, il “nuovo pazzo”, sulla perentorietà del messaggio di pace di San Francesco d’Assisi.
Vincenzo Luciani ha espresso la sua considerazione per il racconto che dà il titolo alla raccolta, dedicato da Beatrice alla figura di suo padre: «A Ischitella i nostri anziani affermano che i figli maschi “matreiano” (prendono dalla parte della madre) e le femmine “patreiano” (sono infatuate della figura paterna). Beatrice manifesta apertamente l’amore per il padre già della copertina […]; e in apertura di quel piccolo capolavoro che è il racconto che dà il titolo all’intero libro, “Più che nel cuore”. […] La figura paterna nel libro giganteggia e “più che nel cuore è al centro del mio cuore”. In questo importante capitolo si resta stregati dal racconto che si snoda a partire dalla rivisitazione del fondaco paterno che suscita a sua volta “flash-back” in clima di un Natale antico che vede in azione i vari membri della famiglia in un rito collettivo». E, a proposito della qualità del suo lavoro, ha aggiunto: «Per dirla all’ischitelliana, “Beatrice sape dice” (sa raccontare) con un’abilità che si ottiene con la parsimonia nell’uso delle parole (scartando quelle inutili e scegliendo quelle essenziali, uniche, quelle adatte a farci precipitare senza accorgercene nel racconto-rievocazione)».
La partecipazione del pubblico è stata numerosa, testimoniando il profondo legame dell’autrice con la sua comunità che da decenni ormai ne apprezza le qualità personali oltre che professionali e artistiche. Questo libro s’imporrà all’attenzione dei lettori sia per la sua ricchezza umana e culturale che per lo stile della scrittura che fa delle parole un seme di conoscenza buono per l’avvenire.
