Con sgomento ho appreso ieri la notizia della morte di Plinio Perilli, poeta, critico, amico. Al profondo dolore si affianca un sentimento di altrettanto profonda riconoscenza per la sua parola chiara e pensosa, entusiasta e brillante.
Studio e amore, due risorse straordinarie della “passione-poesia”, sono state sempre compagne di Plinio in ciascuna delle molteplici manifestazioni del suo ingegno e della sua creatività: nella redazione di scritti di critica, sia letteraria, sia cinematografica, sia sulle arti figurative, nell’introduzione alla lettura di opere poetiche di altre autrici, di altri autori, nella stesura delle proprie opere poetiche, sempre di ampio respiro e di sapiente dettato.
La stessa passione, la stessa precisione, la stessa ampiezza di tematiche e di toni, la curiosità, l’entusiasmo, hanno illuminato sia i suoi interventi su singole opere o su singole voci – memorabili i pomeriggi al Villaggio Cultura Pentatonic, durante i quali le sue relazioni si trasformavano puntualmente in un viaggio emozionante nella storia della ricezione poetica e dell’editoria letteraria, mentre mostrava o citava a memoria volumi nuovi e antichi – sia le conversazioni di carattere privato, che tuttavia non tralasciavano mai di comprendere l’umano nella Storia.
Non dimenticherò mai un viaggio estivo di andata e ritorno in auto per e da Accettura, in Basilicata, quando ci trovammo a condividere il compito di giurati del Premio Letterario “L’albero di rose”. Furono ore di conversazione ininterrotta, accompagnata dal suo sorriso, dalle sue osservazioni, sempre argute, mai malevole, in un equilibrio esemplare di leggerezza e profondità.
Intendo ricordarlo qui anche con il richiamo a due articoli, relativi rispettivamente ai volumi Gli amanti in volo e Museo dell’uomo.
Caro Plinio, sapiente e generoso, la tua poesia è dono e insegnamento.

