Maria Gabriella Canfarelli: Memento – dalle Lettere di condannati a morte della Resistenza

Recensione di Nelvia Di Monte

 

Memento: doppiamente forte risuona questo monito a ricordare le conseguenze della guerra in mesi in cui si commemorano date storiche sui tragici eventi della seconda guerra mondiale e intanto si segue in diretta una nuova catastrofe militare in Ucraina. C’è un’attualità dei conflitti che sembra non finire mai, un reiterarsi di battaglie anche nell’apparentemente pacifica Europa, se si dimenticano – appunto – le guerre nella ex-Jugoslavia e in Kosovo, o i più recenti conflitti ai confini orientali e nel Donbass.

Innumerevoli volte sono state citate le lettere dei condannati a morte della Resistenza, eppure le loro parole giungono sempre drammaticamente attuali e umanamente vicine. La Canfarelli ne riporta un frammento in corsivo come esergo di ogni poesia (più di rado anche all’interno) e poi costruisce un breve testo per ridare voce alla persona che affidò a quelle righe i suoi ultimi pensieri. Una poesia civile, intensa nella sua essenzialità di parole scelte con cura, permeata dall’immediatezza e urgenza del dire proprie di chi non ha più tempo per dilungarsi nel superfluo di una vuota retorica, e spera che non vada smarrito il suo messaggio di addio alle persone più care: “Come quando te la tenevi dentro / la nostra Gianna, tu e lei per me / un tutto inseparabile di luce / negli occhi che tra un poco chiuderò / come si chiude una porta andando via / senza le chiavi di casa…”.

C’è un’attenzione alla fisicità del sentire che rende vive e vere le parole pronunciate, il loro appartenere a un’umanità che ci corrisponde da un luogo dove il ricordo si fa vicinanza di emozioni e sentimenti, condivisione di sofferenze patite e aspettative negate: “Penso, e la mia pelle sente / che mi pensate anche voi / in quest’umida sera”, “Non avrò altri giorni / con te, non verrà il tempo per due”, “Rammentate il padre, il marito, / il figlio, nell’ombra che siederà / accanto a voi a tavola ogni giorno / e ogni notte vicino al vostro sonno”.

Questa silloge non è un ennesimo omaggio – per quanto encomiabile – al sacrificio di chi ha dato la vita per un ideale alla base della nostra democrazia. Più complesso e profondo è il suo intento di far sì che quelle lettere non restino solo documenti storici ma diventino testimonianze pronunciate a un nuovo ascolto, con i verbi al presente o al futuro, o in un imperativo che non è un ordine ma una affettuosa raccomandazione per un tempo a venire.

La corporeità dell’esistenza e l’eticità della parola sono elementi costanti nella poesia di Maria Gabriella Canfarelli e si ritrovano espressi chiaramente anche in altre sillogi. In Dichiarazione giurata dell’attrice (Edizioni Novecento, Catania 2015) “la grigia granulare / consistenza” dello scorrere corrosivo del tempo è ricomposta nella sua insolubile frammentarietà, e la quotidianità dell’“anima / sopita in una sorta / di libertà vigilata” viene dissezionata con lucida amarezza. Ma la messa a fuoco di tanti momenti intimi e personali non si richiude in un dialogo con se stessa, poiché altre figure si ripresentano con tratti così reali da renderne più cocente l’assenza: “e pare di sentire / certe notti spalancare / le gole / tutte insieme / dimenticate voci / entrare prepotenti / nell’udito”. Nella postfazione Renato Pennisi sottolinea come vi sia qui «un rapporto strettissimo tra il tempo, il corpo e il dolore [… ] quando più soli nella coscienza riprende a rivendicare il suo spazio la folla di tutti quelli che sono nella nostra vita».

Nella più recente raccolta in dialetto Provi di lingua matri (Edizioni Novecento, 2019) sono ricorrenti i riferimenti alla parola, quali la palora-matri (parola-madre) di una lingua prima abbandonata e poi recuperata, le “parole pensate” dell’Ecclesiaste, “a palora / viva, caura, nisciuta da ucca di l’eternu” (la parola / viva, calda, uscita dalla bocca dell’eterno) che si scambiano gli amici. Perché è tramite le parole che non si spezzano i legami, non cadono nell’oblio tanti momenti, per quanto difficili, e non vanno smarrite le presenze importanti dentro ogni vita: la madre, la figlia, la persona amata, i compagni di giochi o il poeta Salvo Basso prematuramente scomparso.