LIBRI GRATIS – 4 – Vincenzo Luciani. La poesia come mappa dello sradicamento

Recensione di Alfredo Dionisi

 

Poeta, scrittore e animatore culturale instancabile, Vincenzo Luciani rappresenta una delle figure più limpide ed essenziali della poesia civile e territoriale italiana degli ultimi decenni.
Il suo impegno non si limita alla pura creazione lirica, ma si dirama in un’intensa opera di animazione sociale: dall’ideazione del Premio Letterario Nazionale «Città di Ischitella-Pietro Giannone», alla fondazione del periodico Abitare a Roma e della rivista Periferie, fino al costante lavoro editoriale condotto con le Edizioni Cofine.

È in questo preciso solco etico che si colloca Straloche / Traslochi, una silloge densa che eleva l’atto del traslocare – fisico, linguistico, esistenziale – a vera e propria chiave di lettura del presente.
Il titolo stesso racchiude il nucleo teorico ed emotivo dell’opera.
Straloche, nel dialetto garganico di Ischitella, non indica soltanto lo spostamento di oggetti o il cambio d’indirizzo: evoca prima di tutto l’idea dello “straniamento” e della scossa identitaria che accompagna ogni sradicamento. Il trasloco diventa così la metafora della precarietà contemporanea, il continuo imballaggio di ricordi ed esperienze per adattarsi a nuove geografie, perdendo ogni volta frammenti di certezza.

Per esprimere questa complessa architettura emotiva, Luciani sceglie un doppio registro bilingue in cui la lingua italiana dialoga costantemente con il neodialetto garganico. Quest’ultimo non è mai usufruito come vezzo folclorico o nostalgico rifugio nel passato. Come chiarisce il poeta stesso nel componimento Neondialettale: «Songhe u nun songhe | neondialettale? || Nun me ne ndriche | e nun me ne freche» («Sono o non sono | neodialettale? || Nessun patema. | Non me ne cale»).

Il dialetto di Luciani è dunque una lingua viva, contaminata, metropolitana, capacissima di impattare contro i disagi dell’urbanizzazione e di farsi “parola-dimora” proprio quando l’orizzonte si fa oscuro.

La silloge mappa la vita dell’Autore guidando il lettore attraverso un viaggio in tre tappe al tempo stesso geografiche e interiori: Ischitella, Torino e Roma.

Ischitella è il punto d’origine, il serbatoio della lingua madre (“quella che non mente”). È la terra dell’infanzia, ricordata nella sua fragilità attraverso liriche come I cavadducce de cartone, (I cavallucci di cartone) dove i giochi infantili finiscono distrutti dalla pioggia. È la cornice geografica al cui interno la vendita della casa di famiglia trasforma la memoria in alienazione. Nel testo Spaesamento, l’Autore sintetizza la condizione dolorosa dell’emigrato che torna e non riconosce più la propria casa:

A Ischitella mi domando:
ma io qua che ci sto a fare qua? […]
Ora estraneo mi sento e fuori posto.
Spustate, come si dice qui
di chi perde il cervello
e pure il luogo.

L’uomo sradicato diventa uno “spustate”, colui che ha smarrito l’orientamento interiore e il proprio posto nel mondo.

Il secondo snodo sposta il baricentro al Nord, a Torino, centro propulsore dell’emigrazione del Mezzogiorno e del lavoro di fabbrica. Qui la poesia di Luciani si carica di un marcato valore civile e politico. Attraverso la figura emblematico-affettiva del suocero Minot (Mio suocero Minot), vecchio operaio FIAT con la sua giacca di pelle e il baracchino, il poeta denuncia la fine della classe operaia e la spersonalizzazione prodotta dalla finanza globale:

Povero Minot […]
Ora è in America la FIAT
e in Olanda,
si chiama FCA
pensa solo alla Borsa
degli operai se ne strafotte
e di Torino che l’ha fatta grassa.

L’ultima tappa dell’itinerario coincide con la vita nella Capitale, nel passaggio da Tor Tre Teste al quartiere di Pietralata. In Case e Casa, la necessità di lasciare la casa grande al figlio per ritirarsi in uno spazio più ristretto diventa la presa di coscienza di un ciclo biologico che si compie:

A settant’anni io nella casa
che era di mio figlio,
più piccola, più
acconcia a un passo
che si fa breve.

Nello struggente finale di Pietralata, il nome stesso della periferia romana si contrae in un interrogativo metafisico sulla consistenza dell’esistenza: «In fine Pietralata | parolapietra | in volo | o pietra | lata sopra | a tutta | l’illusione | di una vita?».

Edito con cura da Edizioni Cofine, Straloche / Traslochi si conferma un’opera d’intensa lucidità. In essa Vincenzo Luciani evita ogni compiacimento retorico per consegnarci un diario d’impatto, asciutto ed emotivamente trascinante. È un libro fondamentale che trasforma le ferite dello spostamento individuale in un canto corale sulla fragilità dell’abitare umano, ricordandoci che la sola vera casa rimasta è la parola poetica.

Straloche/Traslochi può essere letto GRATIS a questo link:

https://poetidelparco.it/pdf/Straloche-Traslochi-ebook.pdf