La morte del poeta Salvatore Bommarito

 

Mi è giunta, attraverso un post su Facebook di suo figlio Giovanni, dolorosa la notizia della morte dell’amico poeta Salvatore Bommarito.

Salvatore Bommarito è nato a Balestrate (PA) nel 1952. Conseguita la maturità classica, si è laureato in Medicina e Chirurgia, specializzato in Reumatologia. Ha pubblicato Vinnigna d’ummiri nel 2012 con la mia Edizioni Cofine e Cantunera Sciroccu (Cantone Scirocco), Pungitopo, 2016.

Ha scritto poesie e racconti. Ha ricevuto diversi riconoscimenti. Si è classificato secondo nell’edizione 2012 del Premio Ischitella-Pietro Giannone con la sua raccolta Vinnigna d’ummiri.

https://poetidelparco.it/vinnigna-dummiri-vendemmia-dombre/

Ho fatto la sua conoscenza nel 2012 nella mia Ischitella dove venne con sua moglie per ritirare il premio per la sua raccolta in dialetto siciliano e da lì nacque spontanea la nostra amicizia. Un’amicizia rinnovata con lunghe ed affettuose telefonate, nel vivo ricordo del nostro incontro. Telefonate purtroppo interrotte in questi ultimi anni.

A Salvatore piacque molto il nostro paese al punto che scrisse una bellissima poesia dedicandola a me e a Pierino Comparelli che mi piace riportare qui di seguito in sua memoria

’SCHITEDDA 13

A Vincenzo Luciani e a Pierino Comparelli

’N’occhiu o’ palazzu

’i spaddi vutati o’ chianu

lustrusa ’a frunti di

’ddhu gran dutturi

Petru Giannuni.

 

D’’a chiazza mi nni

scinnivi cu chistu

’o vecchiu paisi…

i casi appinnicati

’nto lippu d’’a sira

ma vivi ’nto cori

dunni ’i stiddi

allustravanu ’i petri

chiancennu larmi

d’acquazzina

e lu suli ’u caluri

nutricava d’’i staddi

abbannunati.

 

E mentri ’nta sò

cruedda ’stu paisi

m’ammuttava

’u mè ciatu a ’ddhi

casuzzi ridennu

s’abbrazzau comu

’u zuccu linnu

d’’a viti chi

’u coddu si turciu

’i petri spirtusannu

pi turnari drittu

arrè a pripararici

’na viletta di pampini

a la vampa d’’u suli.

’N’occhiu o’ palazzu

’i spaddi vutati o’ chianu

lustrusa ’a frunti di

’ddhu gran dutturi

Petru Giannuni.

 

Cu ’na zotta ’mmanu

arrassati ’i negghi

’o so paisi Petru

ci raccumannau e

’u smagghiu arrisettati

puru jeu ci dissi

di lu troppu suli e

d’’u malutempu

sbacantannu ’sta

quasetta di cinniri

chi li fimmini

t’arripizzaru

quannu ’u ventu

o’ to cuntu si ’ncugna

e tuppulia pi trasiri.

 

(Agosto 2012)

ISCHITELLA – Un occhio al palazzo / le spalle volte alla pianura / luminosa la fronte di / quel gran dotto / Pietro Giannone. // Dalla piazza me ne / scendevo con quest’uomo / al vecchio paese… / le case appisolate / nel muschio della sera / ma vive nel cuore / dove le stelle / lucidavano le pietre / piangendo lacrime / di rugiada / e il sole il calore / nutriva delle stalle / abbandonate. // E mentre nella sua / cruedda questo paese / mi spingeva / il mio fiato a quelle / casette ridendo / si abbracciò come / il tronco pulito / della vite che / il collo s’è torto / le pietre scavando / per tornare diritto / di nuovo a preparare / una veletta di foglie / alla vampa del sole. // Un occhio al palazzo / le spalle volte alla pianura / luminosa la fronte di / quel gran dotto / Pietro Giannone. // Con una frusta in mano / allontanate le nebbie / al suo paese Pietro / raccomandò e / la preoccupazione rasserena / anch’io consigliai / del troppo sole e / del brutto tempo / svuotando questa / calzetta di cenere / che le donne / ti hanno rattoppato / quando il vento / al tuo racconto si avvicina / e bussa per entrare.

Di lui e della sua poesia ci eravamo occupati ancora nel nostro sito di poesia in occasione della sua raccolta di poesia Cantunera Sciroccu

 

Su di lui e sulla sua poesia aveva anche scritto questo significativo testo. che riporto qui di seguito, nel suo Dialetto lingua della poesia Ombretta Ciurnelli

 

«Salvatore Bommarito, nato a Balestrate, ha scritto poesie fin da giovanissimo, affinando nel tempo la sua scrittura anche sulla spinta di intense letture. Le sue prime esperienze sono state in lingua e alcune sue poesie sono apparse sul complemento al “Giornale di Sicilia”, in “Poeti e Poesia” e in alcune antologie. Al dialetto è giunto più tardi e la sua prima raccolta, Vinnigna d’ummiri, è stata pubblicata solo nel 2013.

In un testo inedito (2015) così egli parla di Balestrate e della lingua della sua poesia:

Balestrate, ma anche “Sicciara” in dialetto, è un piccolo paese a circa 50 Km da Palermo. In Vinnigna d’ummiri è il mio villaggio di partenza, il significante dialettale inquadrato tra il piano Marshall e il bagno ideologico dei comizi elettorali, in una poetica del ricordo che vuole rappresentare un mondo eroico locale di lavoratori della terra e del mare, essendo inoltre un colloquio senza nostalgie col tempo trascorso. In quest’ottica ho cercato di rispettare la lingua materna, sfrondandola però da un eccessivo municipalismo ed evitando le coloriture vernacolari, mobilitando più sul siciliano letterario e in questa direzione curando il passaggio dal fonema al grafema e dall’ortoepia (la buona pronuncia siciliana è anche indispensabile per poi scrivere e questa non si apprende solo in ambito familiare o paesano) all’ortografia. In questa elaborazione, ma anche nobilitazione della lingua madre, è condivisibile quanto ha scritto Emerico Giachery per il quale nel mio caso, come nella pittura di Chagall, «il significante dialettale non viene negato ma investito in libero estro di fantasia, di ricchezza espressiva…»

La poesia di Bommarito nasce dalla memoria dell’infanzia per divenire memoria collettiva di una Sicilia arcaica e il dialetto è forma stessa della ricordanza, come appare anche nella lirica scelta, “Palori ca ’un mi lassanu”, in cui parole-memoria accompagnano la vita bisognose di cure, dolci come sanno essere le memorie di un tempo passato, ma anche pesanti comu ’u chiummu / pi tagghiarini ’a facci (come piombo / per tagliarci la faccia).

La trama del racconto nella sua poesia è percorsa dal desiderio, ’u spinnu, «che denota un’inquietudine in bilico tra la voglia di restare e di chiudere la valigia e appisolare il terremoto del cuore» [G. Castorina, in Bommarito 2012].

I versi di Bommarito sono essenziali, senza un di più, con un procedere a volte analogico, carico di sospensioni, e una sintassi mossa in cui l’uso frequente dell’anastrofe sottolinea la pregnanza semantica delle parole. Lo stile appare carico di ellissi, con una scomposizione del racconto in versi brevi e franti, con suggestive pause, in strofe spesso senza segni di interpunzione. Il tutto nell’alternarsi di suoni aspri e melodiosi, ricchi di echi, in una dimensione di intenso fonosimbolismo che mette in luce la capacità di piegare le risorse del dialetto alle proprie esigenze espressive. Il ripetersi di versi e strofe, che spesso caratterizza la poesia di Vinnigna d’ummiri, colora di toni epici una poesia ricca di storie, densa di atmosfere in cui le memorie personali si intrecciano a un passato di emigrazione e povertà di una Sicilia barocca, polverosa, arcaica, fissata in gesti antichi, sospesi tra realismo e trasfigurazione, e lontano da stereotipi e folcloriche rappresentazioni.