Il mio viaggio più bello

di Beatrice Ricottilli

 

Ecco l’intervento di Beatrice Ricottilli alla presentazione del suo libro “Più che nel cuore” sabato 20 giugno 2026 a Sulmona

Il mio viaggio più bello comincia qui, ora, senza la fretta della partenza e l’ansia del ritorno. Il mio viaggio comincia con voi, con ognuno di voi, che ad uno ad uno, inconsapevoli ed in modi diversi, siete stati parte del mio andare. Un libro senza chi legge è come un tamburo che non vibra, come un’aurora senza sole, come un respiro senza l’aria. È così che le vite vissute, la mia, le vostre, che sia per un attimo, per qualche tempo o per tutta la vita, si intrecciano e sedimentano e sembrano a volte svanire, invece sopiscono o riposano nel cuore, “più che nel cuore”, come ali di farfalla ad asciugare al sole. E basta proprio un raggio di sole, un sorriso, un respiro, un bacio, un saluto a risvegliare il ricordo, la memoria, il pensiero, così che l’amore con il quale si sono nutrite, e senza il quale niente ha inizio, fiorisce, rifiorisce e diventa parole, parole d’inchiostro e di carta. Ma le parole non vivono senza chi le ascolta, senza chi le legge, senza chi le incornicia dentro gli stessi pensieri da cui sono nate. 

Le parole di questo libro sono state cullate e accarezzate ad una ad una dalla perseveranza di un giovane uomo, da un poeta e scrittore, che ha fatto e fa della conoscenza e della ricerca tutta la sua vita. Andrea è l’acqua dopo l’arsura, il pane condiviso sulla mensa, il porto sicuro nelle incertezze, la leggerezza della quotidianità. Ma prima di lui, ancora inconsapevole bambino, c’è stato il padre, Giuseppe “Peppe” Tacconi, architetto e collega d’archivio a indicarmi la via da percorrere, gli studi da intraprendere, ad ascoltare in silenzio, a correggere con garbo e gentilezza le mie pagine acerbe, aspre come ciliegie senza sole. 

Questo libro sono gli sguardi di Giulia e Simone, accarezzanti e indagatori dentro ogni mio giorno, questo libro è la presenza discreta di Laura e Andrea, l’sms di Lisa fatto di parole dolci e tanta poesia. Questo libro è Nino, il guerriero dei campi, le cui pagine, ispirazione delle mie, sono terra e fatica. Questo libro sono le battute salaci delle mie sorelle, per non farmi montare la testa, dicono, e l’abbraccio generoso dei miei nipoti e fantastici pronipoti. E con loro tutta la mia grande famiglia. Ma un libro ha bisogno anche di chi crede in lui per farlo vivere e viaggiare. 

Questo libro è anche Vincenzo Luciani, editore colto, raffinato e generoso che l’ha accolto, nutrito e infine vestito con l’abito più bello che rispecchia la gentilezza e l’operosità con la quale da anni conduce la sua casa editrice insieme a sua moglie Rosa a cui si deve soprattutto la copertina in cui è riportato uno stencil di mio padre. È bastato un incontro, quello con Vincenzo, per intendersi e riconoscersi quasi, anche in quel comune vivere quieto che si sprigiona dallo sguardo, quando le parole escono pensate dal cuore e senza filtri. 

E non da ultimo un libro ha bisogno di una casa per incontrare amici, per scambiarsi opinioni. La casa messa a disposizione da Patrizio è questa Comuniteca, cioè uno scrigno a disposizione di tutti. Patrizio è anche direttore de “Il Germe”. Lui e i suoi collaboratori quotidianamente affrontano la cronaca, per cui non danno la notizia, la fanno. Così il libro, che è nome singolare, con le sue storie riesce a contenere tutti i plurali del tempo e dello spazio perché, come in ogni viaggio, non cammina mai da solo, anzi diventa un tesoro da vivere e da portare in sé, così ancora una volta diventa plurale, passando di mano in mano, di casa in casa, di respiro in respiro.