JU VARACCHÌNARO
Quand’ero uttarèlla, passéa Enzo
co’ ju cammio culèmo
ca te gliu frighi “Acqua e Sapone”!
“Accattàte, bella fe’!”
Èssóle calà all’ara a vedè!
Ju ti-ti-ti, lo sapone de marziglia,
zia Servana dicéa,
“solo chello è bóno!”
e la varicchina, pe’ lavà la tina.
J’ócchio allegro, parole sembre pronte,
era ’na festa se Enzo venéa capammónte.
Aju momento de pagà?
Màruma e zièma a stirà:
“Lèvemicce caccosélla!”
Enzo però facéa ju prézzo giusto!”
co’ nu soriso e tono rubbusto.
N’ era ’n ambulante,
ma ’n amico bóno, ’n ome ’mportante.
’N capo agliànno, ch’era béglio,
nonnémo, bòn’aléma, pijéa ’nu cicianéglio:
“Chisso gliarupìmo a Caravéséma!”
dicéa tutto conténto,
mentre ju porcellìtto crescéa lénto lénto.
Era ’na gioia fatta de sorpresa,
‘na piccola festa, data dall’attesa.
Se ghiaméa “Varacchìnaro”,
’nfatti la varicchìna séja non manchéa mai!
Ma cchi ja visto sa ch’era dippiù:
nu pézzo de Tóre ca mo n’ ci stà ppiù.
IL VENDITORE DI CANDEGGINA (1) – Quando ero una bambina, passava Enzo / con quel camion pieno da scoppiare, / altro che “Acqua&Sapone”! / “Comprate, belle signore!” / e tutte (le donne) scendevano nell’aia (2) / per vedere cosa portava. //
Il DDT (3), il sapone di Marsiglia, / e zia Silvana diceva: / “Solo il suo è buono!” / e poi la candeggina per pulire la tina (4). / Occhi allegri, parole sempre pronte, / era una festa, quando Enzo arrivava su in paese (5). //
E al momento di pagare? / Eccole lì, mamma e zia a tirare sul prezzo (6): / “Fammi un po’ di sconto!” / Ma Enzo faceva sempre il prezzo giusto, / con un sorriso ma mantenendo un tono deciso. //
Per noi non era un semplice ambulante, / ma un amico sincero, un uomo importante. //
Ad inizio anno, che bellezza! / Mio nonno buon’anima (7) comprava un salvadanaio (8): / “Questo lo rompiamo dopo Carnevale (9)!” / diceva tutto allegro, / e quel salvadanaio a forma di maialino si riempiva, piano piano. / Era una gioia data dalla sorpresa, / una piccola festa costruita nell’attesa. //
Lo chiamavano “Varacchinaro”, / perché la sua candeggina non mancava mai in casa! / Ma chi l’ha conosciuto sa che era molto di più: / un pezzo di Torre Cajetani (10) che ora non c’è più.
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NOTE
1 Varacchinaro (dal dialetto “varacchina”, varechina cioè candeggina): venditore ambulante che girava con un camioncino portando in paese prodotti per la pulizia della casa e dell’igiene personale come candeggina, saponi, detersivi e altri articoli utili per la vita domestica. Figura popolare e riconoscibile, spesso dotato di megafono e voce squillante, era una presenza fissa nei paesi e nelle frazioni, rappresentando un servizio importante per chi non poteva spostarsi facilmente.
2: Ara, aia “tengu lu granu spasu mméso a ll’ara” dal lt. “area”, poi “aria”, a sua volta legato ad “arere” quasi “essiccatoio”, nell’aia infatti, i contadini mettevano ad essiccare il frumento, le biade, i legumi, ecc.
3 ti-ti-ti: espressione onomatopeica che imita il suono ritmico dello spruzzatore del DDT (diclorodifeniltricloroetano), un insetticida largamente utilizzato nel secondo dopoguerra per disinfestare le case e gli ambienti rurali. All’epoca era simbolo di “pulito sicuro” e veniva venduto anche dai venditori ambulanti.
4: Tina: grande recipiente.
5: Capammónte: (letteralmente: “capo rivolto verso il monte” / “verso su”). Nel linguaggio locale, “capammónte” indica la parte alta del paese, o le zone alte delle contrade collinari o montane, dove spesso c’erano le case più vecchie, le stalle, le capanne, o semplicemente zone rurali e di lavoro. In senso più ampio e affettuoso, può anche indicare le persone che abitano “su”, in una zona più alta del paese, spesso più rustica e legata alla vita contadina.
Nel componimento, quando si dice:“vuol dire che quando Enzo arrivava nelle zone alte del paese, era una festa: quelle aree più isolate lo aspettavano con entusiasmo, perché portava prodotti e novità.
6: A stirà: voce dialettale usata in senso figurato per indicare il contrattare sul prezzo, chiedere uno sconto o cercare di ottenere qualcosa in più al momento dell’acquisto. Deriva dal gesto fisico dell’ “allungare” o “tirare” simbolicamente il prezzo verso il basso.
7: Bòn’aléma: buon’anima, dicesi di un defunto con senso di affettuosa e rispettosa memoria.
8: Cicianeglio: è il nome dialettale dato a un salvadanaio, ovvero un contenitore, spesso a forma di maialino o di un altro oggetto, dove si mettono le monete risparmiate. La parola ha una radice
onomatopeica e affettuosa, che richiama il suono delle monete che cadono dentro o il gesto di mettere i soldi dentro il contenitore.
9: Caravéséma: voce dialettale che indica il Mercoledì delle Ceneri, cioè il giorno successivo al Carnevale. Segna l’inizio della Quaresima e, nel contesto popolare, rappresenta la fine dei festeggiamenti e il ritorno alla sobrietà. L’espressione “rompere il salvadanaio a Caravéséma” riflette un modo ironico e realistico di affrontare il passaggio dalla festa alla vita quotidiana.
VALENTINA CARDINALE è nata ad Alatri (FR) nel 1986 e vive a Torre Cajetani, piccolo centro della Ciociaria nei Monti Ernici. Laureata in Linguistica Italiana all’università La Sapienza. È insegnante di lettere presso la scuola media di Trivigliano (FR). Collabora con il Centro di documentazione della poesia dialettale “V. Scarpellino”.