Semi di parole di Elina Miticocchio

Nota e scelta di poesie di Anna Maria Curci
Scorgere la bellezza nel tempo dell’oltraggio: Semi di parole di Elina Miticocchio

Coraggio, sensibilissima determinazione, soprattutto capacità di scorgere la bellezza nei suoi talvolta imperscrutabili collegamenti: ecco le qualità, le scelte e i talenti che rendono i testi di Elina Miticocchio l’esempio di una scrittura – e di una lettura del mondo – che fa della delicatezza il suo punto di forza, il perno intorno al quale ruota una ricerca tenace.

Per delicatezza intendo una melodia in soave eppure ostinata dissonanza con le strombazzature dei tempi che viviamo. Il timbro che domina è un timbro di volta in volta leggero e profondo, controcorrente come pochi, esattamente perché sceglie di mettere la sordina a qualsiasi tipo di magniloquenza e concerta, invece, con voci che altri non percepiscono, semplicemente perché questo richiede una dose troppo alta di attenzione, quell’attenzione che qui è invece sempre desta e, soprattutto, disponibile all’incanto, allo stupore.

Il coraggio e la determinazione risiedono proprio nella scelta di dedicare la propria attenzione a ciò che è solitamente trascurato, a ciò che è delicato, ma non inconsistente, a ciò che non è evidente, ma tanto, forse, più duraturo, senz’altro foriero di vita e di parola: il titolo che raccoglie questi componimenti poetici ne manifesta, allo stesso tempo, natura e intenzioni.

La capacità di scorgere la bellezza al tempo dell’oltraggio fatto sistema è, in Elina Miticocchio, non comune. Non solo: alla capacità di scorgere la bellezza, alla determinazione nello scovarla là dove altri non ne suppongono la presenza, si unisce una sicura destrezza nel modulare la voce poetica. Accade così che nel susseguirsi delle immagini, nei testi che scelgono in prevalenza il verso breve, nel manifestarsi della parola-seme tra campi odorosi, prati in fiore, distese innevate o stanze in ombra, la voce opti per un sapiente staccato oppure si distenda, sia spirale di vento, soffio tenue o linea salda, custodisca il rosso del fuoco e del sangue sotto il silenzio bianco, dove lo nutre e lo svela. Accade così che la parola restituisca «il respiro del mondo».

Il movimento che l’attenzione compie è ampio e si proietta tanto in avanti quanto all’indietro, nel passato, a individuare le scaturigini della passione, quieta e sollecita, che la anima. È una passione che trasforma in parola, letta e scritta, l’intuizione felice di connessioni non immediate, e pertanto bisognose di una mediazione. Tutto si tende dunque, nel moto dell’attenzione, a trattenere nella scrittura poetica l’altro da sé, che sia persona, elemento naturale, esperienza vissuta: «ti ho vista seduta accanto al mio letto / ferma nel gesto quasi in preghiera / volevo trattenerti come se fossi / una riga di scrittura / l’impronta che lasciavi sul foglio / quando mi insegnavi a leggere / nelle balze di una storia di cartone». Anche la constatazione dolorosa della convivenza di innocenza, luce che investe e spiazza,  e ferocia, legno di sbarramento,  ha un’efficace ricaduta nella tensione verso l’atto di nominare le cose, di restituirle sulla pagina scritta: «nell’istante di luce noi siamo / sgrammaticate marionette / chiediamo il divenire / degli eventi scrutiamo la tana / del lupo m’opprime la lignea tirannia  / il suo barattare / è feroce nominazione».

La limpidezza nel nominare le cose infonde forza e consapevolezza all’agire di chi scrive, dona coraggio e consistenza e fa sì che componimenti dedicati esplicitamente a concetti di grande ampiezza, principi etici che il tempo dell’oltraggio scaraventa spesso nell’angolo delle innocue utopie – L’attenzione, La fiducia, La pace, La gratitudine, La bellezza – non perdano neanche un briciolo di credibilità, ma conservino, al contrario, la grazia superiore della semplicità sicura nel discernimento, proprio in virtù dell’osservanza di quel monito-manifesto poetico che Elina Miticocchio pone a conclusione del testo Il corpo vive d’aria: «Ascoltali all’interno, all’intero»: neL’attenzione, si assiste a un significativo botta e risposta tra lo Scazzamurill, il corrispondente, nella cultura foggiana, del Munaciello napoletano, e l’io lirico: «- Vuoi cocci o soldi / – cocci gli ho risposto», mentre La pace viene così definita: «La pace è quella luce che ci fa chiamare / da un luogo lontano da un grembo all’altro / Fratelli» e la gratitudine si manifesta come gesto di amorevole riconoscenza a chi, lontano da imprese altisonanti, sceglie il compito della pazienza, dunque la dedizione al non appariscente: « ed ora un bacio a te che conti le gocce d’acqua / e canti al cielo tra i nomi delle rondini».

La custodia e la cura del ricordo, frutto di attenzione, si fa promessa – Un giorno ti racconterò − e rimanda a un futuro pieno, perché nutrito della sapienza e del sapore di storie vissute e restituite con la parola. Allo stesso tempo, tuttavia, questa promessa già si realizza qui in un dettato poetico convincente anche quando si distende in versi più lunghi e nel fluire della narrazione: «amavi il ragazzino del Luna Park per il suo non avere / custodivi la sua voce friabile come pane senza companatico / intanto abbracciavo il racconto di storie negate / con scrittura malferma scrivevo biglietti firmati / affinché tu trovassi favole da raccontarti / mi accorgo del tuo compito d’amore fatto di sostanza».

© Anna Maria Curci

Sei lanterna al mio passo

Nel sonno che avanza come un vagone su consunte rotaie

tra le ciglia che si chiudono come portoni

ti ho vista seduta accanto al mio letto

ferma nel gesto quasi in preghiera

volevo trattenerti come se fossi

una riga di scrittura

l’impronta che lasciavi sul foglio

quando mi insegnavi a leggere

nelle balze di una storia di cartone

animata

mi sono girata sul fianco

volevo aprire l’uscio della visione

ti ho persa nella sillaba di un saluto

*

sai quando il vento scrive il battito

il tuo

vento è grano bruciato dalla neve

il mio

un anello stretto alla gola

serraglio di buio

segnato con il palmo aperto

e pesa questa ansia quasi inutile

mutarla vorrei in vela verso il mare

silenzio divento

stella d’onda cavalcata

e

sai quando il vento scrive il battito

di un solo momento lo specchio

nell’istante di luce noi siamo

sgrammaticate marionette

chiediamo il divenire

degli eventi scrutiamo la tana

del lupo m’opprime la lignea tirannia

il suo barattare

è feroce nominazione

*

L’attenzione

lo Scazzamurill è arrivato stanotte

non ha rotto i vetri della finestra

né si è seduto sulla mia pancia addormentata

gli avevo lasciato dei sassolini nelle pantofole

e un paio di scarpe da calzare

mi ha chiesto

-Vuoi cocci o soldi

-cocci gli ho risposto

Ha regalato dolcetti e monete per la mia bambina

Nota: lo Scazzamurill è un folletto del folklore meridionale, così soprannominato nel foggiano

*

La pace

Perché l’uomo perde i suoi occhi?

Perché non ama

Che sé stesso

e diventa un riflesso scuro scuro

La pace è quella luce che ci fa chiamare

da un luogo lontano da un grembo all’altro

Fratelli

*

Un giorno ti racconterò

tracce di attimi contati con le dita

ed ore ad aspettare dietro una porta

uscivi all’alba, rientravi che era buio

neppure una nuvola bambina poteva trattenerti

amavi il ragazzino del Luna Park per il suo non avere

custodivi la sua voce friabile come pane senza companatico

intanto abbracciavo il racconto di storie negate

con scrittura malferma scrivevo biglietti firmati

affinché tu trovassi favole da raccontarti

mi accorgo del tuo compito d’amore fatto di sostanza

che oltrepassava i comuni confini di una professione

un giorno mi chiedesti di percorrere un sogno

poiché a me veniva facile ed io ti dissi che

non a parole dovevamo farlo ma con il cartone

era la fine di novembre e l’aria cominciava ad essere fredda

incollavamo pezzetti di carta ritagliata e le mani

piccole e calme creavano l’aia, il cortile, la chiesetta

pian piano gli occhi approdavano ad una nuova città

senza bisogno di fare neppure un passo da casa

così per anni tracciamo la Natività.

Elina Miticocchio, Semi di parole, Associazione Culturale Exosphere PoesiArtEventi exosphere@virgilio.it 

Elina Miticocchio, nata a Foggia dove attualmente vive e lavora, cura il blog Imma(r)gine 

pubblicato 2015-07-11