Scelta di poesie da “Quasi madre” di Rita Pacilio

a cura di Anna Maria Curci

 

***

Dici addio con il fazzoletto
dietro alla finestra: fuori è primavera

in un pomeriggio acceso.
Dici addio ai nomi
richiamando a memoria i pezzi
del corpo e della siepe tagliati
dalle nuvole sopra gli occhiali.

Sdraiata in mezzo ai prati
o sul divano in attesa di un miracolo

giuri all’erba soffice il chiasso
dei petali mentre l’infermiera guida

l’orchestra con la bacchetta
e le favole di Fedro.
Per questo dovrei benedire la montagna

la cima luminosa, il suo profilo,
anche la tua partenza
senza spiegarti cosa conta veramente

se il soprassalto in gola
o il formicolio della mano.

 

 

***

Oggi le ho detto: Benedici il Signore

anima mia!
L’ho vista coprirsi le orecchie

buttarsi all’indietro sulla poltrona

cancellare tutto con la mano bianca

cadere nelle spalle come una bomba

sui muri.

Se avesse versato lacrime

avrei ingoiato il mare
anche le ombre delle occhiaie

i suoi ottantasette anni e più.

Invece

stende il braccio per superare il vetro l

a voglia di dire al mondo:
Portami a casa, qui non ci voglio stare.

Sbattono porte chiuse

si vede lo spigolo del tavolo

poggiarsi a terra:
Scappiamo finché siamo in tempo.

 

 

 

 

 

***

Sono qui di nuovo nella terra straniera

prego la tua scomparsa sorridente
e di luce.

 

Sono la figlia del vero

per questo non vado via.

 

Tra te e me si dispera il giorno

all’imbrunire anche la benedizione

ha fretta di spazientirsi.
Ti lamenti e mi fa male il cuore.

 

 

***

Adesso la tua forma è una sfera
straziante, un metallo esploso, una mina.

Vengo a trovarti e ti chiedo se hai mangiato

faccio collegamenti tra mente e cuore

comincio a togliermi di dosso bambini,

bambole e figli, spalmo sul viso
la tristezza per tremare ogni mutilazione

contro natura mentre guardo
il mostro infinito attorno alle mascelle.

 

 

***

Con te ho in comune un vecchio dolore

un giorno iniziale racchiuso nel punto

cucito sul telaio a erba e a giorno
un momento lungo tutta la vita

in cui non eri casa né latte ma albero

spoglio e scolorito. Nessuna luna è stata

purgatorio se sciatta come te striava

fiamme tonde sul terreno e sul ricamo

ho pianto tanto per sciogliere il gelo.

Per cosa? Senza sentimento umano

sei stata luce incerta, il brivido plurale

adesso mi guardi in cerca dell’amore

primitivo. Fingo un suono melodioso,

possibile. Compongo l’apparenza

di un abbraccio a doppio fondo mentre

da dietro mia figlia è la chiarezza ritornata.

 

 

 

[…] E ancora. Una poesia riflessiva, la sua, un monologo non egocentrico ma proiettato nell’altro, la madre come metafora della continua creazione dentro il pericolo di perdere o dissolversi di tutto un mondo che è anche l’esaurirsi di una cultura insieme alla richiesta di un altrove ancora tutto da trovare, in una struttura di fondo poematica che gli permette uno sguardo fermo sulla realtà. […] Dalla postfazione di Piero Marelli

 

Quasi madre di Rita Pacilio – Pequod Collana Rive 2022

 

Rita Pacilio (Benevento, 1963) è poeta e scrittrice. Sociologa di formazione e mediatrice familiare di professione, da oltre un ventennio si occupa di poesia, musica, letteratura per l’infanzia, saggistica e critica letteraria. Direttrice del marchio Editoriale RPlibri è Presidente dell’Associazione Arte e Saperi. È stata tradotta in nove lingue. Sue recenti pubblicazioni: Gli imperfetti sono gente bizzarra, Quel grido raggrumato, Il suono per obbedienza, Prima di andare, La principessa con i baffi, L’amore casomai, La venatura della viola, Cosa rimane, Pretesti danteschi per riflettere di sociologia, Quasi madre.