Salvo Basso. Picca. L’agenda degli ultimi giorni

Nota di Maria Gabriella Canfarelli

 

Breve, poca la vita di Salvo Basso ma intensamente vissuta sotto il segno della precoce vocazione poetica e di una curiosità intellettuale inesauribile, vivace. Una vocazione che sin dai primi esiti e negli anni successivi porterà il poeta a interrogarsi con insistenza sulla necessità della Parola, sul fare/non fare poesia; domanda ricorrente che non avrà risposta risolutiva, in quanto il dubbio, l’interrogativo è posto a fondamento d’una febbrile ricerca di senso modulata in versi guizzanti e ironici e d’una forza espressiva di raro impatto che mette al centro la realtà e i suoi aspetti duplici, molteplici, contraddittori. Basso scriveva tanto in lingua che in dialetto, un neo-dialetto del tutto avulso dalla tradizione linguistica locale e perfettamente in sintonia con il linguaggio contemporaneo da cui traeva nuovi termini, ribaltava in altri assunti i modi di dire, i proverbi popolari, le locuzioni consolatorie o quelle di rassegnazione. Irrompeva nella tradizione linguistica di tanta poesia dialettale con una scrittura nuova, dirompente e incisiva. Coglieva l’essenziale dell’attimo come lampo che schiude semplici verità e amare quanto acute riflessioni. 

 

Negli anni di attività politica (fu Assessore alla Cultura e vicesindaco) propugnò un umanesimo in movimento, attivo e coinvolgente tramite azioni concrete: realizzò il Coordinamento degli assessori alla Cultura del Calatino, una rete umana di relazioni e di confronto di idee propedeutiche a promuovere il territorio. Idee rivoluzionarie, quelle di Salvo Basso, e certamente un periodo glorioso per la sua Scordia, città della piana di Catania a vocazione agrumicola nella quale insediò il seme della poesia e del valore della cultura tramite convegni, presentazione di libri (si pensi al Book Festival), seminari di architettura, mostre d’arte, incontri con i poeti contemporanei nelle scuole, e molto altro ancora. Accogliere e amare la poesia sin dalla prima giovinezza, per Salvo Basso fu rispondere alla chiamata, ubbidire alla vocazione sempre e comunque e ovunque egli si trovasse, in casa, in strada o al caffè, in ogni luogo e anche su carta di fortuna (fazzoletti, tovaglioli del bar, agende, fogli sparsi) annotava le sue riflessioni poetiche e filosofiche; vocazione, dicevamo, su cui si interrogava, di volta in volta negando/affermando l’utilità della Poesia, e intanto scriveva e scriveva, il poeta, poi incansciulava, conservava in un cassetto pagine che sarebbero divenute libri, e nello stesso cassetto è rimasta conservata tanta inedita materia di esistenza che, dopo la morte prematura dell’autore, è stata via via pubblicata negli anni per volontà dei familiari e grazie alla cura degli amici e autorevoli poeti e critici. 

Ogni libro, edito in vita o postumo, testimonia di Salvo Basso la volontà di “un pensiero che non finisce”, attivo e resistente: Vogghiu scriviri u mo megghiu /libbru. /Macari di ddabbanna.// (Si nun ccia rrinesciu/prima) è una delle composizioni confluite nella raccolta cui egli stesso aveva dato titolo Picca (Nous 2026, a cura di Renato Pennisi, introduzione di Giovanni Tesio), cioè poco, il poco tempo di vita e di scrittura rimastogli. Un libro-agenda dei giorni che lo separano dalla fine: mi dicono/che ho tre mesi di vita. / E allora mi organizzo/per bene quello che devo / fare – comedire, sempremeglio/ che morire all’improvviso/ senza avere tempo/ di salutare, dire/pensare; un libro intimo nel quale consapevolezza e sofferenza sono il pane di ogni e di un giorno /che cade, sciogliendo il cielo, e/ le parole. Versi crepuscolari, questi, cui rispondere con versi nati dalla veglia notturna, ed è allora luce, è il sole sta poesia ca scrivu/senza urario…sarannu i tri/o i quattru, e a notti a notti/è ttutta mannaggia alluciata (questa poesia che scrivo /senza orario…saranno le tre/ o le quattro e la notte la notte /è tutta mannaggia abbagliata). 

Più netta è la percezione della morte, del suo concreto assedio, più asciutta la voce del poeta che pure mai manca di certe sfumature ironiche, timbro che ha contraddistinto l’intera sua produzione: un versificare sapido e fulmineo ché “Accusì è a poesia vena/quannu vola idda – misi/ di ddiunu di fami /(…)/(…)/ Appoi /cchissacciu s’arrusbigghia o/ sa rricorda – o trova a /penna///(u sapi unni è/macari quannu ammucciu – Così è la poesia arriva/ quando vuole lei – mesi / di digiuno di fame (…)/(…)/ Poi / che so io si sveglia o/ si ricorda – o trova la/penna/(lo sa dov’è/anche quando la nascondo). Scrivere, dunque, lasciare il segno per eccellenza picchì nun m’arresta autru, e insieme raccomandare a chi negli anni curerà la pubblicazione degli inediti, Nun pigghiati propriu tuttu/ cosi. Ascigliti sulu i megghiu (Non prendete proprio ogni /cosa. Scegliete solo le /migliori). Il poeta sa che deve ttruvari/ciatu e fforza per rinnovare l’incontro con la compagna Poesia. 

E accade: Oggi mi sentu tuttu poeticu/ u suli trasi intra/ u lettu duciduci (…/(…)/. Ppicchistu pigghiu a penna /scrivu no sacciu mai /prima (prima) cchi vena. /Sacciu ca u foghhiu /scurra (Oggi mi sento tutto poetico/il sole entra dentro/il letto dolcemente (…)/(…)/Per questo prendo la penna/scrivo non so mai/prima (prima) cosa verrà. /So che il foglio scorre). 

Nota biobibliografica

Salvo Basso (Giarre, 23 ottobre 1963- Scordia, 26 aprile 2002) ha prodotto una messe di scritti pubblicati in riviste e antologie (Le voci fra gli sterpi; Frastorni; Via Lattea; Il Battello Ebbro; Molloy; Arrivederci a Sortino; Catania sotterranea; Siciliomi; Chiana e Biveri; Città e dintorni; Il parlar franco, e altre).

Ha pubblicato i volumi di poesia Quattru sbrizzi, Nadir 1997; Una poesia, Edizioni Pulcinoelefante 1997; Manziornu, en plein 1998; Dui, prefazione di Manlio Sgalambro, Prova d’Autore 1999; qo, con uno scritto di Franca Grisoni, L’Obliquo 1999; Accuddì, Il Gabbiano 1999; Ccamaffari, prefazione di Franco Loi e nota di Pietro Barcellona, Prova d’Autore 2002. 

Postumi i libri A to manu, L’Obliquo 2002; Egomeio (Salvoesie 1979-81), a c. di Renato Pennisi, prefazione di Giovanni Tesio, Prova d’Autore 2003; Libro necessario (poesie 1982-84), a c. di Renato Pennisi, premessa di Attilio Lolini, L’Obliquo 2004; U tempu cc’è, con fotografie di Aldo Palazzolo, e scritti di Franco Loi e Paolo Ruffilli, Studio Focus Editore, 2005; Un pensiero che non finisce – Versi (1997-2002), antologia a c. di Sebastiano Leotta, Novecento 2006; Fase lunare (poesie 1985-90), L’Obliquo 2007, a c. di Gualtiero De Santi e Renato Pennisi; Scriviriscriviri (Interlinea 2014, a c. di Renato Pennisi, presentazione di Giovanni Tesio).