Salvo Basso e l’incredibile compagna

Recensione di Maria Gabriella Canfarelli all'Antologia del poeta
 
Della incredibile compagna / che mai mi ha abbandonato / neanche nei momenti più bui Salvo Basso (Giarre, 1963-Scordia, 2002) scrive in una poesia del 1982 (da: Libro Necessario, L’Obliquo, 2004, pubblicazione postuma). Il poeta ha diciannove anni e il testo da cui sono tratti questi versi, ora inserito nel volume Basso. Scriviriscriviri. Antologia 1979-2002 (Interlinea 2014, a cura di Renato Pennisi, presentazione di Giovanni Tesio), è dedicata a suo padre. L’incontro con la poesia-amata-amante risale a qualche tempo prima, dobbiamo questa certezza al certosino paziente lavoro dei fondatori del Centro Studi e Ricerche Letterarie intitolato al poeta: una messe di inediti ritrovati tra pagine di libri, in fondo ai cassetti, sparsi fogli di fortuna su cui Basso depositava segni, quel qualcosa da fare che è già precoce sentimento della morte, del vuoto cui opporre la parola scritta.
Nella presentazione del volume antologico (testi tratti da libri editi o apparsi su riviste e antologie collettanee, cataloghi d’arte) Giovanni Tesio mette in luce “una storia poetica, di affezione che pulsa fin da principio ma che si manifesta in diversa quantunque (…) unitaria transizione: un’adesione che cerca costantemente di dire attraverso il suo dirsi”, che è storia e viaggio d’una scrittura nutrita e vissuta come “doppia esperienza-convivenza della parlata locale e della lingua nazionale”.
Una vocazione che sin dai primi e avanti negli anni porterà il poeta a interrogarsi con insistenza sulla necessità/inutilità della parola, sul fare/non fare poesia; che produrrà versi guizzanti, con asciuttezza talora dolente talaltra ironica (ironia rivolta anche a se stesso); che verserà in dialetto termini contemporanei, versificherà in modo affatto nuovo modi di dire, locuzioni, proverbi tratti dalla tradizione.
L’anno di battesimo è il 1997, titolo della raccolta Quattru sbrizzi, quattro gocce ovvero stillicidio di pioggia, prodromo d’una incipiente meteopatia: è ottobbri, novembri / cu sapi. / Sacciu ca chiovi / e antura pareunu sulu / quattru sbrizzi. / Iu sugnu ccà, / ssittatu nta sta seggia. // E / – avvuliritullu diri – / ta scrivu / picchì nunn’aiu nenti / cchiffari (è ottobre, novembre, chi lo sa. / So che piove, / piove, / e poco fa sembravano solo / quattro gocce. / Io sono qui / seduto su questa sedia. / E / – a volertelo dire – / ti scrivo / perché non ho niente / da fare). Nenti a cchiffari; del resto, non è la poesia (dai più) considerata trastullo, passatempo per sfaccendati? Salvo Basso è invece impegnato ad attenderla, la poesia, aspetta seduto alla scrivania. Perché Scriviri // È pigghiari n’appuntamentu / Idda can un vena iu / Ca spettu ccà mentri mi / Smovunu i nervi / M’addumannu ccurasù // Aspettu mi nni vaiu / fazzu finta di / Iriminni (Scrivere / Èprendere un appuntamento / Lei che non viene io / Che aspetto qua mentre mi / Innervosisco / Mi chiedo che ora è // Aspetto me ne vado / Faccio finta di/ Andarmene), qui, la dichiarata autentica passione, in questi e altri versi la schermaglia amorosa (da: Dui, 1999).
 
 
 
 
Adesione di corpo e mente al corpo dell’amata, l’incredibile compagna che si fa attendere, dono inaspettato che arriva e all’improvviso va via, che è fonte di attesa, gioia, speranza, disperazione, nervosismo; la cercata e desiderata poesia che in Canticanticu (Cantico dei Cantici, presente nel volume Catania Sotterranea, 1999, a cura di Biagio Guerrera, proposta integralmente nell’antologia di cui ci occupiamo) è sposa mistica, indomita e sensuale, fonte di tenerezza e desiderio. Arde di impazienza, il poeta, picchì l’amuri / è festa di la testa (perché l’amore / è festa della testa). L’incipit di Canticanticu fa vibrare i sensi: vasimi cché vasuni / nta to ucca / nta to lingua – / e i to carizzi / (…) / e u to profumu ca leva / aria e sciatu – // sugnu bbruttu / scuru – non sempri u suli sicilianu / ccianzetta (baciami con baci / nella tua bocca / nella tua lingua- / e le tue carezze / (…) / e il tuo profumo che toglie / aria e respiro – // sono brutto /scuro- non sempre / il sole siciliano / l’azzecca); più avanti, la poesia-sposa ha volto e atteggiamento umano, occhi / di palummedda nginiusa (occhi / di palombella attraente), ucca di meli (bocca di miele), la sua è lingua di vavaluci (di lumaca) e la presenza di lei, il suo esserci produce estasi mistica.
Il poeta la corteggia, attinge vezzeggiativi dal vocabolario della tenerezza: iattaredda muci muci / misciattola pussicippi / tutuzza / nananna / pupuffa (micettina mucimuci / gattinina pussicippi / piccinina / da cullare / morbidina da coccolare), e ancora: crucuzza / cannocchia / canocchia / cinnacinna (testolina / cannolicchia / cagnolina dolcedolce), le si concede dichiarandole amore, tuttu trasutu di tia (tutto preso di te), e fedeltà: ti rricanuscissi / macari tra / centumila fimmini // da lingua e ddò sciauru / e ssì ti tradissi / fussa / ancora ccu tia (ti riconoscerei / anche tra / centomila femmine // dalla lingua e dal profumo / se ti tradissi / sarebbe / ancora con te).
 
Maria Gabriella Canfarelli
 
Nota biobibliografica

Salvo Basso (1963-2002) ha prodotto una messe di scritti pubblicati in riviste e antologie (Le voci fra gli sterpi; Frastorni; Via Lattea; Arrivederci a Sortino; Catania sotterranea; Siciliomi; Chiana e Biveri; Città e dintorni; Il parlar franco, Anthos, e altre) e nei volumi Quattru sbrizzi, Nadir 1997; Una poesia, Edizioni Pulcinoelefante 1997; Manziornu, en plein 1998; Dui, prefazione di Manlio Sgalambro, Prova d’Autore 1999; qo, con uno scritto di Franca Grisoni, L’Obliquo 1999; Accuddì, Il Gabbiano 1999; Ccamaffari, prefazione di Franco Loi e nota di Pietro Barcellona, Prova d’Autore 2002; A to manu, postumo, L’obliquo 2002; Egomeio (Salvoesie 1979-81), a cura di Renato Pennisi, prefazione di Giovanni Tesio, Prova d’Autore 2003; Libro necessario (poesie 1982-84), a cura di Renato Pennisi, premessa di Attilio Lolini, L’Obliquo 2004; U tempu cc’è, con fotografie di Aldo Palazzolo, e scritti di Franco Loi e Paolo Ruffilli, Studio Focus Editore, 2005; Un pensiero che non finisce – Versi (1997-2002), antologia a cura di Sebastiano Leotta, Edizioni Novecento, 2006; Fase lunare (poesie 1985-90), a cura di Renato Pennisi, con premessa di Gualtiero De Santi, L’Obliquo 2007.