Sabrina Ginocchio, quando segni e disegni raccontano

Lettura di Maurizio Rossi

 

La finestra è il tramite tra la casa – il nido, il rifugio di ognuno – e il mondo, il privato e il pubblico, il dentro e il fuori. È anche ciò che permette la comunicazione tra l’io e il tu, il mio intimo e il tuo. A volte o più spesso, attraverso la “finestra” passano solo sguardi, simboli, rumori “segni” e tanto basta per comunicare: segni sonori – parole – o visioni, entrambi espressione di pensieri ed emozioni. Nel libro di Sabrina Ginocchio, per Silvia e Margherita – le protagoniste principali del libro – accade che da questo “stoma” passino segni grafici, parole e di-segni: espressioni di due donne accomunate da un unico destino di “reclusione”, scelta da Silvia, subita da Margherita. Questa è la prima notizia che ci comunica l’autrice: una vita “chiusa” in sé stessa e scandita sempre uguale è comune a molte persone, per i più diversi motivi. Ma basta un movimento per cambiare le cose.

Un movimento casuale, infatti, fa conoscere le due donne – e non solo loro – il destino, il fato, qualcosa che è indipendente da esse: eppure l’in-tenzione, la volontà, la costanza, sono ugualmente necessarie perché accada un incontro non fortuito. Seconda notizia.

In questo romanzo breve le attrici sono tutte donne, tranne il postino, la guardia carceraria, il dottore: l’uno apre alla relazione, attraverso la consegna di messaggi, la posta; l’altro chiude, impedisce la stessa relazione: ma al di là della propria funzione, sono “umani”, persone sensibili. Il dottore – breve ma significativa comparsa – emerge dal suo compito tecnico per “farsi prossimo” di Margherita. Terza notizia: il ruolo, che specie al maschile significa pragmaticità o anche esercizio del potere, non deve necessariamente fare a meno di, o annullare l’umanità della persona.

Il libro è composto da disegni di Alessandra d’Amico e da racconti di Sabrina Ginocchio, nella finzione narrativa rispettivamente Silvia e Margherita: viene da pensare che il disegno segua lo scritto, come accade in genere; in questo caso non è scontato, non si sa se l’artificio di raccontare i disegni di Margherita, sia solo un’invenzione dell’autrice: del resto è quello che accade spesso quando osserviamo un’opera d’arte e ci lasciamo condurre in un mondo non sempre reale.

In ogni caso, c’è un’interpretazione da parte di chi scrive, e contemporaneamente un suggerimento da parte di chi disegna: il messaggio è “comunicazione” rendere comune, l’una all’altra, idee e sentimenti.

Lo scambio di “segni oltre la finestra” non genera solo conoscenza tra le due donne, mettendole in relazione: ne accresce anche la consapevolezza personale, e il loro viaggio con la fantasia diviene viaggio esistenziale. Prima di sfociare nell’incontro vero e proprio tra loro due, si assiste ad un graduale avvicinamento di mente e cuore: avvicinamento agito da Silvia con le parole e da Margherita con l’assenza delle parole, ma con il linguaggio delle immagini; del resto l’una è insegnante, insegna, spiega e racconta con le parole mentre l’altra, che non si fida delle parole, ha bisogno di “percepire” nell’intimo, di sentirsi amata, di scambiare emozioni e stati d’animo. Infatti, deve compensare la perdita d’ogni persona amata e persino della fiducia negli esseri umani.

Il sorprendente finale, pur nella positività, non cancella limiti e sofferenze, esperienze negative e paure: indica la via di un’esistenza che è stare dentro la propria condizione e la storia personale, aprendo ogni giorno un po’ di più la propria finestra: come nei disegni che si susseguono.

Le tematiche dei racconti spaziano nelle più diverse scene della vita e toccano anche temi dolorosi, come la malattia, il femminicidio, la solitudine; il linguaggio e spesso il ricorso alla favola o al fantastico, attenuano, senza edulcorare però, gli aspetti più dolorosi. La scrittura fluisce nelle pagine e rivela la consuetudine di Sabrina Ginocchio con la lettura e con i racconti per l’infanzia e saggi, pubblicati in opere precedenti a questa. Sembra che Sabrina voglia dirci di non perdere lo stupore, la fantasia e soprattutto di vivere senza frenesia gli impegni e i rapporti umani, inventando un modo nuovo ogni giorno: proprio come fanno ogni giorno i bambini.

Sabrina Ginocchio “Segni dalla finestra” Bonaccorso Ed. 2024 (VR)