Rosangela Zoppi, “L’urtima muta”

Recensione di Domenico Defelice

 

Dialetto romanesco moderno, del tutto sfrondato di simboli linguistici, segni grafici che rallentano e appesantiscono la scrittura e la lettura, accentuazioni, armamentario che troviamo spesso nella poesia dialettale, specie nei classici come il Belli, ma già enormemente e ugualmente ridimensionato in tanti altri, come in Trilussa; un romanesco semplificato, snellito, scorrevole e vicino all’italiano, perciò più accessibile a tutti, compresi coloro che non sono di Roma e non hanno dimestichezza con la sua parlata.

 

Un ritmo sciolto; una musica varia, sempre allettante, orecchiabilissima, dove la rima non sta nella ricerca, ma nella sua cadenza spontanea, che rende il verso armonico e facilmente assimilabile dalla nostra mente. Perciò, memorizzazione spontanea, non voluta, e il lettore, a volte, si sorprende in una sua recitazione improvvisa, magari mentre è a lavoro, cammina, medita, pensa, giacché il contenuto concerne quotidianità e interiorità, vita d’ogni giorno e vita futura, quella che aspetta ciascuno di noi, dopo la trasformazione che inevitabilmente siamo costretti a fare: «addiventà farfalla» «dar bozzolo opprimente de sta vita». Già, forse è giusto non pensarci ogni istante, ma ciascuno di noi è destinato altrove e il tratto che lasceremo su questa terra sarà un niente, forse «appena quello de la bava chiara/d’una lumaca».

Nei versi della Zoppi c’è tutta la Roma di oggi e del passato, con i suoi folletti (Mazzamurello); le streghe; i «sorci indemognati» che il Tevere vomita nella città attraverso le fogne; i gabbiani che nell’«acquaccia» del fiume immergono senza problema «er becco a tutte l’ore»; il piccione che s’è scurito a furia di razzolare nella «monnezza»; il barbone che muore «a panza all’aria» sopra una panchina; la luna; il venticello che, tra i rami e le foglie dei platani, esegue il concertino. Natura e creature, insomma, sopra uno dei palcoscenici più affascinanti dell’Italia e del mondo.

Nota dell’Editore; in copertina, a colori, opera del pittore giapponese Masaaki Sasamoto; all’interno, a colori, elaborazioni grafiche di Rosa Valle. Edizioni Cofine 2024, pagg. 48, € 12,00