Ieri 13 marzo 2026 presso i locali dell’Associazione La Primula è stato un bel pomeriggio quello trascorso con Claudio Damiani che ha svolto un breve reading di sue poesie e che è stato introdotto da Leone Antenone che lo ha stimolato con domande e riflessioni.
La Scuola di Musica popolare di Villa Gordiani ha deliziato la platea con magnifici con intermezzi musicali corali.
Altre info sul libro “Rinascita” e su Claudio Damiani a questo link:
https://abitarearoma.it/rinascita-di-claudio-damiani-a-la-primula/
Commento di Leone Antenone
A beneficio dei nostri lettori ecco il Commento di Leone Antenone ai libri Poesie e di “Rinascita” di Claudio Damiani
Claudio Damiani ha numerose pubblicazioni di poesia al suo attivo e nel 2022 ha vinto il Premio Viareggio Rèpaci con il libro “Pima di nascere”. Lo scorso venerdì (13 marzo 2026) è stato ospite dell’Associazione La Primula con il libro “Rinascita” e altre letture poetiche.
Prima di entrare nel commento di Rinascita una piccola introduzione alla sua poetica attraverso alcune suggestioni nate dalla lettura della raccolta di poesie “Poesie – Collana: Le strade, Fazi Editore – 2010”.
Le poesie raccolte nel libro hanno un tratto delicato e intimistico, con uno sguardo attento all’aspetto emotivo e che richiama immagini utili ad entrare nel sentimento che si vuole trasmettere. Credo che questa sia la cifra stilistica di Claudio anche se non ho approfondito tutta la sua poetica. Di seguito alcune definizioni che mi sono venute in mente durante la lettura.
Claudio è un poeta naturale: attento osservatore della natura e dei suoi mutamenti: suoni, colori, odori; ma anche naturale come lo scorrere dell’acqua lungo un corso che approda in un lago. Fra tutti nel lago Fraturno: ode dedicata alla sua bellezza. Estratto da pag. 24: Fraturno tu le tenere / canne che le tue rive / mute cingono crescere / vedi, la viola timida / spuntare tra l’erbetta, / gli alberi intorno mettere / la veste a primavera / e levarsela il verno, / e i fanciulli festosi / da Percìle o Licenza / con le camere d’aria / scherzare alle tue rive / finché dura la luce.
Claudio è un poeta secolare: Leggendo i suoi versi l’impressione è quella di muoversi nel tempo e nello spazio, dai miti antichi ai giorni ordinari, di lui e di ognuno di noi. Da pag. 36: Che bello che questo tempo / è come tutti gli altri tempi, / che io scrivo poesie / come sempre sono state scritte, / che questa gatta davanti a me si sta lavando / e scorre il suo tempo, / nonostante sia sola, quasi sempre sola nella casa, / pure fa tutte le cose e non dimentica niente / – ora si è sdraiata ad esempio e si guarda intorno – / e scorre il suo tempo.
Claudio è un poeta oscuro: Cerca la luce tra i suoi versi sarà l’influsso delle miniere che hanno plasmato la sua essenza ma anche oscuro per la ricerca dei suoi significati che appaiono semplici solo in apparenza ma nella realtà profondi e intensi come per l’appunto la luce. Da pag. 54: Adesso vorrei che fosse tutto ricoperto / come si seppellisce un morto, / che della terra fosse portata, e ricoprisse la casa, / le stanze piene di terra, / che fosse ricoperto il canale, / e solo scavando si riscoprirebbe un giorno la strada, / si ritroverebbero i fili d’acciaio, arrugginiti, della luce, / si capirebbe, forse, che quel villaggio era una miniera, / scavando ancora si riscoprirebbero le gallerie / scendendo sotto nella terra rossa, / si riscoprirebbero cose / che io non ho mai visto.
Claudio è un poeta familiare: naviga costellazioni di padri, madri, figli per unire isole lontane. Da pag. 78: «Nonno» dissi «chi sono quelli là?». / Nella valle vicina c’era una gran massa d’ombre / che distinguevo male nell’oscurità. / Rispose il nonno: «Sono persone capitate per caso, / non appartenenti a famiglie dell’isola, / per la gran parte turisti (ma anche pirati, / funzionari, insegnanti, perfino carcerati) / che si sono al punto innamorate di lei / da diventare suoi cittadini. / L’isola non li dimentica, e per questo sono tutti qui, / perché dei luoghi che abbiamo amato / e abbiamo sentito come nostra patria, / restiamo cittadini per sempre, /anche dopo la morte».
Claudio è un poeta mortale: con le sue considerazioni appare consapevole di dove si arriva e di dove si sta andando e le richiama con un piglio eroico, e a volte sfrontato, tipico della fanciullezza. La stessa fanciullezza che promuove e protegge. Da pag. 81: Bambini, voi siete stati qui chiamati per compiere / un atto eroico, che è la vita. / Comunque voi la viviate, siate forti o deboli, / o vili o coraggiosi, voi sarete eroi / che compiono l’atto supremo, e s’immolano nel / [sacrificio.]/ Quando voi salterete nel vuoto, io non ci sarò. / Nell’atto eroico, infatti, sarete soli. / Ma questo dobbiamo dire: vi ho fatti io? / Di certo io non sarei stato capace di farvi. / Da dove siete venuti, ecco lì, quel luogo / è quello che vi aspetta dall’altra parte. / Infatti è certamente così, e non può essere che così.
Rinascita edita Fazi Editore 2025 ha un formato tascabile e la copertina con il suo celeste ha richiamato il poeta naturale, perché anche qui, la natura è presente nella trama che si legge. In un villaggio minerario del Gargano, racconta la natura, vista con lo stupore del bambino: una natura mitica, arcaica, parlante e densa di significati toccanti come indicato in quarta di copertina. All’inizio del libro non c’è un sommario che ci possa guidare, però l’autore comincia un racconto ricco di particolari personali a cui lega una narrazione fantastica che non ricorda ed evoca solamente l’infanzia ma rivive quei posti con la stessa felicità del bambino che incontra il suo mondo.
Ho trovato piacevolmente interessante mettere una poesia ad apertura di quasi tutti i capitoli: un piccolo espediente letterario per assaporare una poesia con le sue immagini, suoni e colori e poi magari commentare, o come in questo caso, auto-commentare. Commentare i ricordi vissuti in quel periodo e in quella terra: emozioni, sentimenti, e ritrovare il poeta secolare nel movimento della biciletta. Insomma, mentre continuo la lettura incontro di nuovo il Claudio poeta, con le sue tante declinazioni, come a pagina 23 rileggo il poeta oscuro che descrive il villaggio tra la luce e il buio: Verrebbe voglia, questo villaggio abbandonato, di seppellirlo, come si seppellisce un morto. Sottrarlo allo scempio del tempo, toglierlo via all’abbandono. Interrare le case, le stanze, interrare il canale con tutto l’oro dei suoi fiori caduti. Poi un giorno del futuro, come negli scavi archeologici, riscoprire tutto, riportare tutto alla luce, e capire cose che nessuno aveva capito, neanche quelli che erano vissuti lì, neanche io. Avere la conoscenza del luogo non solo in superficie, come lo conoscevo io, ma anche nell’interno, nelle infinite gallerie che conosceva certo mio padre, ma di cui io non sapevo niente. Solo sapevo che sotto c’era un mondo, sotto la terra c’era un altro mondo, così come anche sapevo poco dei minatori, che venivano coi pullman la mattina e andavano via la sera, e io non li vedevo mai, solo forse ho il ricordo di averli visti di sfuggita bruni e sporchi, opachi, curvi dietro i finestrini annebbiati di una corriera sulla strada asfaltata, mentre vedevo i grossi camion a rimorchio rossi che portavano il minerale, quelli ne vedevo tanti perché passavano in continuazione, cambiando marcia sul rettifilo d’ingresso, il loro rumore forte e rauco invadeva l’aria.
E mi piace tornare anche al Claudio poeta mortale, questa volta però che sa quanto valore hanno sentimenti, quanto costa abbandonarli, quanto vale trovarli nuovamente e questa volta lo fa attraverso la metafora della casa. Luogo che richiama l’utero materno e la lingua madre che consolano e proteggono non l’uomo ma l’intera umanità. Da pag. 27: Non dire che la mia casa è triste, / non dire che la mia casa è sola. / Io l’ho lasciata, io non sono a lei più tornato / ed ecco lei è rimasta abbandonata. / Prima il tetto è caduto / poi anche i muri hanno incominciato a incrinarsi, / i mattoncini rossi del parapetto della scala / li hanno portati via, / hanno tolto le pietre ai gradini del patio. / Sono venuti i militari, / ne hanno fatto una piccola fortezza, / hanno messo del filo spinato, hanno sparato dei colpi, / tutto questo ha dovuto sopportare la mia casa. / Ma gli alberi intorno a lei sono cresciuti, / nel silenzio frusciavano le foglioline, / le ombre delle foglie accarezzavano i muri. / Ogni mattina l’alba, ogni sera il tramonto / sul patio la lonicera profumava, / i fiori ancora fiorivano. / Il tetto lentamente cadeva, ma quante cose d’intorno, / quanta vita segreta che nessuno vedeva, / che nessuno sapeva, / facevano lieta la mia casa, riempivano la sua vita.
Quanta bellezza nella vita dell’infanzia e quanto rammarico nell’età adulta. È stato testimone della vita in miniera ma senza percezione del rischio che si correva, lo ripercorre da adulto con una certa dose di tristezza. E con questo pensiero mi avvio a sfogliare le ultime pagine e anche qui cerco un sommario inesistente e trovo una nota dell’autore che da informazioni aggiuntive sul racconto e inquadro nuovamente il poeta familiare che ripercorrendo i propri passi si avvia verso una nuova Rinascita.
Il link alla scheda del libro nel catalogo dell’editore:
https://fazieditore.it/catalogo-libri/rinascita-2/


