Provi di lingua matri (Prove di lingua madre) di Maria Gabriella Canfarelli

Nota di Maria Grazia Cabras

Un percorso profondo e sofferto, quello di Maria Gabriella Canfarelli alla ricerca della “lingua perduta”, delle sue sonorità sommerse, dell’odore del latte: dialetto e latte, sostanza viva, cibo irripetibile dell’origine

Chiossai di na vota mi trovu a parrari / u dialettu ca mi rasti ʼnzemi o latti […]

Più di una volta mi sorprendo a parlare / il dialetto che mi hai dato insieme al latte […]

così ha inizio il viaggio, l’inabissarsi in un mare antico risalendo la corrente avendo magari come faro una grande luna, archetipo del femminile, sotto la cui luce riverberano preziose le prime sillabe udite dalla madre-nutrice

 […] Provu, nun pozzu fari autru / ca pruvari a pigghiarili / che manu ʼnto funnu, / annijati ʼnto scuru, spirduti / – appoi taliari.

[…] Provo, altro non posso fare / che provare a prenderle / con le mani sul fondo, / annegate nel buio, disperse /- poi guardare.

immergersi come il pesce che Maria Gabriella è stata, e affiorare dando i nomi alle cose, nomarle con la forza sorgiva delle “prime parole”; finalmente farsi ascoltare

Quann’eru nica, / sicca ʼnte robbi, ca ci puteva / natari comu ʼn pisci, […]

Quand’ero piccina, / secca nei vestiti, che ci potevo / nuotare come un pesce, […]

Parru u dialettu / ppi fàrimi sèntiri  (…). / Vogghiu fàrimi sèntiri / di chiddi ca tenunu l’occhi  / abbasciati, (…) / e ci vulissi fari capiri / e viriri e tuccari / cu sugnu, cu semu.

Parlo il dialetto / per farmi sentire (…). / Voglio farmi ascoltare / da quelli che tengono gli occhi / abbassati, (…) / e vorrei fargli capire / e vedere e toccare / chi sono, chi siamo.

Itinerario nel quale il tempo che passa, il dolore e il vento sono ”presenze” reali forti, che toccano e pervadono il mondo, anche quello più intimo legato alla quotidianità: respirano con esso, diventano corpo e voce, seme e silenzio il tempo è Passato che ritorna

[…] i tuoi anni bambini / bussano / col sangue sulle mani, foglia / che trema e vuole l’albero.

 

il tempo è Presente che rimane attaccato alle costole dell’esistenza come memoria e rimembranza:

Il tempo scivola / svuota cassetti, comò, / armadi incollati di santa pazienza.  (…). Ora le mani mi pesano / non so dire quanto / e non chiedete perché […]

Conservo / nel cassetto sotto lenzuola stirate, / il fazzoletto di trent’anni fa / dove ho lasciato lacrime e rabbia, […]

lacrime per gli scomparsi, per l’amico poeta Salvo Basso, dalla risata bella pienissima, morto a soli trentotto anni

[…] Vedo  tua madre e tuo padre, / i fratelli che hai lasciato buttati in un angolo / aspro di domande a  Dio / – che non ha cosa dire. […]

e parole commoventi per i cari che ci hanno lasciato  […] Potessi svegliarli / direi loro: tornate, sono ancora qui.

Dolore esperito, patito fino in fondo e il vento che agendo, a sua volta diviene, legato al “divenire” nella corsa inesorabile verso l’approdo finale

Dolore in bocca / tutto il santo giorno, denti vuoti / che si spingono e l’uno e l’altro cade, […]

[…] il tempo nero negli angoli / dove gli occhi non vanno / a guardare.

La coperta non basta / certe sere che il vento / ruzzola nel letto, / non vede che sono / quaderno foglio a foglio / strappato consunto sotto i piedi […]

 

Lettera a mia figlia, poesia tanto profonda quanto autenticamente materna, non esprime la vaghezza emotiva del ricordo, ma l’amore viscerale trasmesso insieme alla “lingua nativa” che continua a passare da madre in figlia, scorre da donna a donna, ricreando l’esperienza dell’origine, impregnando la Natura di ciò che siamo state /i  e di orizzonti sempre vivi, germinanti

[…] a to’ risata accumincia / unni addimura a luci. […] pari ajeri ca t’annacava /

ppi fariti addummìsciri,/ ti tineva stritta o pettu / ‘nto lettu me’ scumpagnatu, / e u friddu, antrasatta, / jeva na l’autra stanza.

[…] la tua risata comincia / dove dimora la luce. […] sembra ieri che ti cullavo / per farti addormentare, / ti tenevo stretta al petto / nel letto mio scompagnato / e il freddo, all’improvviso, / andava nell’altra stanza.

 

Maria Gabriella Canfarelli, Provi di lingua matri (Prove di lingua madre), Edizioni Novecento, Mascalucia (CT), 2019

 

 Maria Grazia Cabras