Alessandro Ricci (14 agosto 1943 – 27 marzo 2004) pubblicò in vita due sole raccolte di versi: «Le segnalazioni mediante i fuochi» (1985) e «Indagini sul crollo» (1989).
Riuscì ad approntare ma non a vedere stampato un terzo volume, «I cavalli del nemico», che uscì postumo nel 2004 per le cure di Francesco Dalessandro. Lo stesso Dalessandro, fraterno amico di Ricci, renderà poi noti gli inediti a lui affidati in due raccolte edite, come la precedente, da Il Labirinto: «L’arpa romana» (2007) e «L’editto finale» (2014).
Del 2015 è un volume antologico, «I colloqui di Elpinti» (ed. Coup d’idée), arricchito da un importante saggio di Stefano Agosti che dà conto della particolare attenzione di Ricci per i temi della storia greco-latina e per personaggi come Giuliano l’Apostata e Ammiano Marcellino nei quali Ricci rispecchia la propria inquietudine alle prese con il trascorrere del tempo, il male di vivere, la cognizione del dolore, l’abbandono, la morte.
Nel 2019 sono state pubblicate da Europa Edizioni «Tutte le poesie», ancora a cura di Francesco Dalessandro e con la prefazione di Michele Ortore.
Della finale testimonianza di Dalessandro mi limito a citare la riflessione sulla lingua di Ricci: «Una lingua che è cólta, ricca, dal valore classico, ma anche aspra, tuttavia duttile, capace di rinvigorire e talvolta far rinascere termini dotti o arcaici, come di accogliere in sé la parola degradata, o il parlato più umile, tutto nobilitando con il ritmo e con il lucido articolarsi del pensiero; perché un’altra sua caratteristica è lo svolgersi logico del ragionamento anche in presenza di emozioni forti, dolorose».
