Marilia Bonincontro (29 settembre 1947 – 25 gennaio 2019) ha insegnato nelle scuole medie superiori di Chieti, la città dov’era nata, e ha tradotto scrittori francesi, tra cui Jean Cocteau e Marguerite Duras. I suoi versi, difficilmente reperibili in sparse pubblicazioni, sono riuniti nel riepilogativo volume «Sul ciglio dell’ombra (1976-2005)», a cura di Pina Allegrini, Edizioni Noubs, Chieti 2013.
«Forse – ha scritto Giorgio Linguaglossa – c’è un eccesso di fedeltà di Marilia Bonincontro a se stessa, alla propria voce, sempre eguale (a distanza di quaranta anni il suo timbro vocale, la sua spartana lessicalità, il verso breve parametrato sul respiro breve e come ansimante è rimasto lo stesso). Forse è questo ciò che fa di una voce una voce autentica. La fedeltà di restare ancorata alle proprie radici, alle proprie tematiche, alla propria insostituibile voce. Lo scavo interiore diventa così scavo lessicale e aderenza dello stile alla “cosa” da dire».
In questo senso, introducendo «Sul ciglio dell’ombra», Adriano Marchetti può ben a ragione affermare che la raccolta intera si può considerare, «nel suo diagramma accidentato, come un unico poema in continua formazione e trasformazione» Ed è una poesia, quella di Marilia Bonicontro, conclude Marchetti, che «non è il disvelamento poetico del mondo, ma il trasferimento del mondo nel poetico stesso; non nomina l’inconoscibile, ma gli dà luogo nel linguaggio. Non è una sorta di esperienza assoluta, mistica, e neppure più letteratura, benché questa vi prenda posto; è forse, a un grado eminente e ancora non abbastanza percepito, un dire il mondo attraverso la dimensione redentrice del tempo, ossia l’appartenenza reciproca di tempo e essere».
