Antonino Anile (20 novembre 1869 – 26 settembre 1943) fu un eminente anatomista (insegnò anatomia artistica prima all’Accademia di Belle Arti di Napoli e poi a quella di Roma), un uomo politico molto importante (iscritto al Partito Popolare, fu Ministro della Pubblica Istruzione nei due governi Facta che precedettero l’avvento del fascismo), e, con un’attività costante lungo tutta la sua vita, poeta. Nel 1921 raccolse i versi editi fino a quel momento nel volume delle «Poesie» stampato dall’editore Zanichelli; negli anni successivi uscirono: «Sonetti religiosi» (ivi, 1923); «Nuovi sonetti religiosi» (L’Eroica, Milano 1931), «Le ore sacre» (Vallecchi, Firenze 1937), «L’ombra della montagna» (Opera Nazionale Mezzogiorno d’Italia, Roma-Milano 1939).
Come si evince dai titoli stessi delle raccolte, l’ispirazione di Anile si muove tra scienza e religione, colloquio con Dio e osservazione della natura, ma con un’idea della poesia assolutamente tradizionale e una lingua piuttosto attardata. Lo riconosce egli stesso quando, nella Premessa alle «Poesie» del 1921, scrive che la gioia che l’esercizio della scrittura gli procurava era «sì piena che mi bastava, onde io null’altro mai chiesi e potetti rimanere estraneo all’influenza delle mode letterarie, succedutesi nel periodo che va dalla prima all’ultima di queste liriche, e difendere in una solitudine popolata di immagini la ricchezza religiosa della mia vita».
Poeta minore, dunque, di cui il trascorrere del tempo ha inevitabilmente contribuito a cancellare le tracce.
