Poesie per un anno – 579 – Anna Elisa De Gregorio

Recensione di Francesco Paolo Memmo
Anna Elisa De Gregorio (9 febbraio 1942 – 24 settembre 2020), nata a Siena da genitori campani., all’età di sedici anni si è trasferita ad Ancona e qui ha sempre vissuto lavorando presso una agenzia di marketing. In dialetto anonetano ha pubblicato due racolte di versi («Corde de tempo», DARS, Udine 2013; e «‘Na giungla de cartò», Cofine, Roma 2020), mentre in lingua ha al suo attivo le sillogi «Le rondini di Manet» (Polistampa, Firenze 2010); «Dopo tanto esilio» (Raffaelli, Rimini 2012); «Un punto di biacca» (La Vita Felice, Milano 2016); «L’ombra e il davanzale» (Seri, Macerata 2019).
L’opera intera è stata riunita, dopo la morte della poeta, in «Poesie» (affinità elettive, Ancona 2022), a cura di Nello Bolognini, con una prefazione di Alessandro Fo che nota come sin dalla prima raccolta, pubblicata peraltro in età già avanzata (da essa traggo il testo che qui oggi propongo), Anna Elisa De Gregorio «esibisce una maturità di timbro poetico che meraviglia per il nitore e la precisione dei risultati. Ed è un libro che traccia con sicurezza il perimetro della propria vocazione. Un piccolo mondo, privato ma universale, vi si raccoglie all’insegna di una composta naturalezza venata di morbido pathos. Il passo è quello delicato del sogno, ma i contorni sono chiari, i temi e gli oggetti affiorano da una realtà ordinaria alla portata di tutti ogni giorno: quella che più vale la pena di imparare a conoscere e apprezzare attraverso la raffinata ‘posa’ in cui la ritrae un poeta».