Paola Malavasi (1965 – 18 settembre 2005), nata a Viterbo, viveva a Bracciano, insegnando italiano e latino nel “Liceo Ignazio Vian”. Giornalista pubblicista, ha tradotto in italiano le poesie di Emily Dickinson, del polacco Adam Zagajewski e dell’olandese Willem van Toorn. Ha curato due antologie scolastiche («I ribelli. Maledetti, futuristi e beat», 2000; e «I luoghi del mito», 2001) e tre raccolte di versi, l’ultima delle quali apparsa postuma: «In una stanza» (Pagine, Roma 1999), «Le altre» (Interlinea, Novara 2003), A questo servono le lacrime» (ivi, 2006). La stessa casa editrice ha pubblicato nel 2023, per le cure di Ennio Cavalli, il poeta che di Paola Malavasi è stato compagno, un volume – «Casa di parole. Antologia» – che raccoglie gran parte dei suoi testi editi, con l’aggiunta di un inedito poema incompiuto.
È, quella di Malavasi, una poesia ricca di motivi e simboli tratti dal mito, dalla storia, dalla natura, dalla vita (nell’ultimo libro dominano le figure del padre scomparso e del figlio); una poesia che assume spesso toni anche drammatici e inquietanti ma si appiana sempre in una scrittura limpida e precisa. «La sua scrittura – mi piace condividere questa considerazione di Maria Grazia Calandrone – è contenuta, a volte chirurgica, per timore dell’equivoco sentimentale, che però staglia una figura gigantesca, come sono giganteschi gli esseri amati su uno sfondo popolato di storia e di storie. Storia umana, storia di specie e di generazioni. In Malavasi è fortissimo il senso del tempo, della storia globale e del discendere gli uni dagli altri. Si ha spesso la sensazione che, nella sua interpretazione del mondo, l’umanità sia una sola grande famiglia».
