Poesie per un anno – 575 – Roberto Rossi Testa

Recensione di Francesco Paolo Memmo

 

Roberto Rossi Testa (17 settembre 1956 – 28 gennaio 2016), torinese, ha svolto un’imponente e meritoria attività di traduttore, soprattutto (ma non solo) di testi poetici provenienti dal mondo arabo-islamico. Ha pubblicato un libro di racconti («Storie di dèi e di animali», Petrini Libreria, Torino 1995) e le seguenti raccolte poetiche: «Stanze della mia Sposa» (Hellas, Firenze 1988), «Poca luce» (Nino Aragno Editore, Torino 2002), «Eunoè. Poesie 1988-1995» (Manni, Lecce 2005), «Sposa del vento. Poesie 1984-2004» (Nino Aragno Editore, Torino 2007), «Poesie per un no» (ivi, 2010), «Il sole della notte» (Alla chiara fonte editore, Lugano 2016).

In rete è possibile trovare l’e-book «La notte dell’impresa. Poesie 2009-1984» pubblicato da LaRecherche.it in collaborazione con Poesia 2.0.

L’introduzione porta la firma di Anna Maria Curci che a proposito di «Poca luce», da cui traggo il testo che qui oggi propongo, scrive che essa è «la raccolta che segna la svolta nel dire poetico, nel “guardare dentro di sé” o, meglio “nell’inoltrarsi dentro di sé” (questo è il termine filologicamente più vicino all’invito “gehen Sie in sich” che Rilke formula nella “Lettera a un giovane poeta” e del quale Rossi Testa fa evidentemente tesoro). Il titolo vuole affiancarsi, per contrastarlo in un voluto diminuendo, alle ultime parole – così recita la tradizione – di Goethe: “Più luce”. È il confrontarsi con la “lancinante verità” della storia ad acuire il contrasto con il termine di paragone implicito nel titolo. Questo avvicina l’itinerario di Rossi Testa a quello degli artisti che si sono fatti carico di non tacere la rottura, di cercare un alfabeto per l’indicibile».