Stefano Colletti (18 agosto 1960 – 22 luglio 2023), insegnante di Storia e Filosofia a Mantova, sua città natale, ha pubblicato in vita tre raccolte di versi: «L’erbario di marmo» (Firenze Libri, 2009), «Land Art» (Terra d’Ulivi, 2014), «Kintsugi. Poesie 2011-2016» (ivi, 2020).
Postuma è uscita «Sull’altra riva. Poesie 2017-2020» (Puntoacapo, 2024) da cui traggo la poesia che qui oggi propongo: «raccolta – scrive Giancarlo Sissa nella prefazione – carica di presagi – poiché forse davvero la poesia sa più cose di chi la scrive – come le precedenti non ha un indice suddiviso in sezioni, e i testi si susseguono nel dipanarsi di un discorso intimo sempre oscillante fra stream of consciousness condiviso e aperta cronologia di viaggio – a esempio sui luoghi della Grande guerra, esordio del suicidio d’Europa, così duramente testimoniato già ne “L’erbario di marmo” – e cronaca storica d’altre guerre – o forse la stessa sempre, che data dopo data e di luogo in luogo, rappresenta crudelmente l’umano e costringe il poeta all’attenzione, all’indagine, alla testimonianza, e in ultima analisi ad accudire la disperata speranza della pace, alta più alta se mai ce n’è una, lezione della storia – ma senza abdicare alla possibilità del testo poetico di farsi addirittura referto d’anima, bilancio esistenziale e innamorato, tanto in presenza quanto nelle sublimi declinazioni del “manque”, della nostalgia scontata nel presente e al tempo stesso, paradossalmente, proiettata nel futuro: esposto paradigma dell’amore, almeno da Dante in poi».
