Poesie per un anno – 536 – Bruno Lauzi

Recensione di Francesco Paolo Memmo

 

Ieri l’altro abbiamo pianto la morte di Francesco Guccini, un gigante della canzone d’autore, un artista e un intellettuale che ci ha regalato capolavori ineguagliabili. Oggi, nell’anniversario della nascita, voglio ricordare un altro grande cantautore, rappresentante – insieme a Paoli, Bindi, Tenco – di quella “scuola genovese” che, all’inizio degli anni Sessanta del secolo scorso, rivoluzionò la musica cosiddetta leggera di casa nostra. Bruno Lauzi (8 agosto 1937 – 24 ottobre 2006) non è stato, però, solo questo.

A partire dagli anni Novanta si è fatto apprezzare anche per alcuni libri di poesia la cui più evidente qualità, scrive un critico accorto come Francesco De Nicola, «è la diretta comunicabilità dei versi che, se pur non mancano di qualche residuo di letture classiche, ricorrono al linguaggio quotidiano e dell’uso, del resto indispensabile a tener conto del tono basso delle sue poesie, spesso ironiche e giocose, volte alla rappresentazione – come spunti per riflessioni esistenziali – di microepisodi simbolici o di paesaggi che, per la storia personale dell’autore, ritraggono non di rado la Liguria con i toni anch’essi musicali, sommessi e ironici, più di Caproni che di Montale».

Questi i titoli: «I mari interni» (Crocetti, Milano 1994); «Riapprodi» (Rangoni, Milano 1994); «Versi facili» (Edizioni Marittime, Milano 1999), in cui confluiscono, con qualche variante, le due precedenti sillogi; «Esercizi di sguardo» (ivi, 2002); «Agli immobili cieli» (raccolta postuma stampata, per volere della famiglia dall’Associazione Culturale “Il dorso della balena” 2010).

Tutta l’opera in versi di Lauzi è ora raccolta in «Ricomporre armonie (Poesie 1992-2006)», a cura di Francesco De Nicola, Oltre Edizioni, Sestri Levante 2020.