Poesie per un anno – 532 – Libero Altomare

Recensione di Francesco Paolo Memmo

 

Libero Altomare, pseudonimo di Remo Mannoni (9 agosto 1883 – 4 agosto 1966), romano, ha rappresentato una delle voci più interessanti delle avanguardie primonovecentesche, ponendosi in una «fase mediana, di simbolismo che trapassa nel futurismo via liberty» in cui «la scrittura del sogno si dà come insieme metaforico di formazioni psichiche inaccettabili dalla coscienza; l’attività dell’inconscio, nel ‘sogno ad occhi aperti’, forma pensieri onirici che dicono un contenuto celato» (Glauco Viazzi).

Se si prescinde da un libriccino di poche pagine, «Il Monte», stampato a Roma nel 1904, il vero esordio di Remo Mannoni (non ancora Libero Altomare) si ha con le «Rime dell’Urbe e del Suburbio» (Officine Tipografiche Italiane, 1907) che precedono di due anni la pubblicazione di «Procellarie» (Fossataro, Napoli 1909) e l’adesione al futurismo, in un percorso raccontato dallo stesso Altomare in «Incontri con Marinetti e il Futurismo» (Corso Editore, Roma 1954).

«Io che da qualche tempo ero in rapporti epistolari con Marinetti (per avergli fatto omaggio di un mio quaderno di liriche stampato a Napoli dall’editore Fossataro) e ricevevo in dono “Poesia”, ebbi naturalmente anche il “Manifesto incendiario”; così appresi che Corrado Govoni da Ferrara e Aldo Palazzeschi da Firenze – due nomi a me ben noti – si erano aggregati all’originario nucleo milanese, sebbene entrambi godessero fama di poeti crepuscolari. In breve, il mio naturale temperamento e l’approfondito esame delle mie intime esigenze artistiche e politiche dissiparono i dubbi superstiti: la giovinezza (avevo venticinque anni) l’amore del nuovo e la indipendenza da ogni vincolo accademico fecero il resto: inviai perciò anch’io la adesione al nuovissimo movimento che si riprometteva di svecchiare, rivoluzionandola, tutta l’Arte contemporanea; e alla lettera aggiunsi la mia prima lirica futurista, intitolata “Apocalisse”, che piacque tanto a Marinetti sicché egli, oltre a pubblicarla nella sua Rassegna, alcuni anni dopo la tradusse personalmente in francese»

Dopo il distacco dal futurismo, alla vigilia del primo conflitto mondiale, seguono anni di silenzio, interrotti solamente dalla publicazione di un libro («Fermento», Manzoni, Roma 1931) in cui Altomare si riappropria del suo nome di battesimo e, accanto a a nuove poesie, ne recupera e risistema alcune tratte dalle vecchie raccolte.