Poesie per un anno – 524 – Angelo Mundula

Recensione di Francesco Paolo Memmo

 

Angelo Mundula (16 gennaio 1934 – 28 luglio 2015), avvocato per professione e poeta per vocazione, sardo (sassarese) fortemente radicato nella sua terra, nella sua storia, nelle sue tradizioni (nella poesia che qui oggi propongo “i nostri bronzi” sono i bronzetti nuragici), ha pubblicato numerosi libri di versi: «Il colore della verità» (Rebellato, Padova 1969), «Un volo di farfalla» (Giardini, Pisa 1973), «Dal tempo all’eterno» (Nuovedizioni Vallecchi, Firenze 1979), «Ma dicendo Fiorenza» (Spirali, Milano 1982), «Picasso fortemente mi ama» (Nuovedizioni Vallecchi, Firenze 1987), «Il vuoto e il desiderio» (Prova d’Autore, Catania 1990), «Per mare» (Amadeus, Cittadella di Padova 1993); «La quarta triade», con Giorgio Bárberi Squarotti e Giuliano Gramigna (Spirali, Milano 2000), «Americhe infinite» (ivi, 2001), «Vita del gatto Romeo detto anche Meo» (ivi, 2005); «Il cantiere e altri luoghi» (Carlo Delfino Editore, Sassari 2006).

«Nel cammino poetico di Mundula poesia e religiosità si intrecciano e si ritrovano nel cogliere il senso di riverenza verso ogni aspetto, pur minimo, della realtà, il senso della dimensione assiologica di ogni cosa. Dimensione per la quale le cose ci si offrono come valore, preziosità: aspetti, questi, tanto più importanti in quanto temporalmente fragili, contingenti, tali cioè da richiedere non buona vista, ma disponibile sguardo ad accoglierle per il senso in cui ci si offrono» (Antonio Delogu).

Si aggiunga, come ulteriore tassello critico, questo preciso giudizio di Danta Maffia: «La sua poesia sa racchiudere, in breve, mondi che vanno alla deriva, sentimenti alti e profondi, lampi del cuore, evanescenze del sacro. E sa portare dolcemente nell’incanto dei rapporti umani che, poi, in definitiva, sono il lievito e il senso del vivere e del morire».