Nicola Romano (25 aprile 1946 – 14 settembre 2022), palermitano, giornalista pubblicista, ha pubblicato numerosi libri di versi: «I faraglioni della mente» (Vittorietti, 1983), «Amori con la luna» (La bottega di Hefesto, 1985), «Tonfi» (Il Vertice, 1986), «Visibilità discreta» (Edizioni del Leone, 1989), «Estremo niente» (Il Messaggio, 1992), «Fescennino per Palermo» (Ila Palma, 1993), «Questioni d’anima» (Bastogi, 1995),« Elogio de los labios» (Carlos Vitale, 1995), «Malva e Linosa. Haiku» (La Centona, 1996), «Bagagli smarriti» (Scettro del Re, 2000), «Tocchi e rintocchi» (Quaderni di Arenaria, 2003), «Gobba a levante» (Pungitopo, 2011), «Voragini ed appigli» (ivi, 2016), «Birilli» (Edizioni dell’Angelo, 2016), «D’un continuo trambusto» (Passigli, 2018), «Tra un niente e una menzogna» (ivi, 2020) e infine, postumo, «Al centro della piena» (Il ramo e la foglia», 2023).
Traggo la poesia che oggi propongo dall’ultima raccolta pubblicata in vita. Elio Pecora, nella prefazione intitolata «Un teatro di verità» ne individua i temi portanti: l’ansia, la paura della morte, l’amore coi suoi dubbi, la «nostalgia dei beni perduti», il «desiderio inestinguibile del ritorno». E osserva: «Questi temi e bisogni e sentimenti sono materia e spinta della raccolta poetica di Nicola Romano che, della sua sicilianità, porta la luce piena e le fittissime ombre, la spossante malinconia e l’intensità degli affetti, l’ironia affilata e i goduti sarcasmi. Tra il niente, di continuo minacciato dal pensiero cogitante e la menzogna che in quella minaccia s’addensa e si logora, la parola della poesia pone la grazia dell’essere, dello stare. […] Romano conduce chi legge – nei versi brevi e ritmati, negli scorci del mare e delle campagne, nel flusso dei ricordi, nelle assolte segretezze – a un teatro di verità che vince sul niente e sulla menzogna».
