Poesie per un anno – 429 – Giuliano Gramigna

di Francesco Paolo Memmo

 

Giuliano Gramigna (31 maggio 1920 – 15 aprile 2006) è stato per molto tempo, a partire dal 1952, critico letterario del «Corriere della Sera», ma già in precedenza aveva lavorato nel campo del giornalismo («Tempo», «Settimo Giorno», «Corriere d’informazione»).

Ha a lungo collaborato con il periodico «Il piccolo Hans», esplorando i territori della psicoanalisi da applicare alla critica (si legge ancora con grande interesse il suo «Le forme del desiderio. Il linguaggio poetico alla prova della psicoanalisi», pubblicato da Garzanti nel 1986). Al suo attivo ha poi importanti traduzioni (Alain-Fournier, Charles-Louis Philippe) e vari romanzi (ne cito uno per tutti: «L’empio Enea», Rizzoli, 1972). Numerose le raccolte di poesia: «Taccuino» (La Felsina, 1948), «La pazienza» (Rebellato, 1959), «Robinson in Lombardia» (ivi, 1967), «Esercizi di decomposizione» (Magenta, 1971), «L’interpretazione dei sogni»(Edizioni Trentadue, 1978), «Il terzo incluso» (Ipl, 1980), «Es-O-Es» (Società di Poesia, 1980), “Quello che resta» (Mondadori, 2003).

«La nevrosi di Gramigna poeta si supera mascherandosi nella parola, tentando di deviare il significato nel significante, ma senza scalzare del tutto una estrema parvenza di “messaggio” […]. Contro la mistificazione Gramigna propone l’opposto dell ordine, l’autenticità dell’inautentico, la rottura verbale e nominale che arriva all’elencazione (solo apparentemente vuota)» (Gilberto Finzi).