Daniele Beghè (1963 – 8 aprile 2025), nato e sempre vissuto a Parma, ha svolto la sua attività nell’ambito della formazione professionale in campo economico e giuridico. Appassionato lettore di poesia, ha cominciato a scriverne soltanto nel 2007 e ha pubblicato la sua opera prima, «Galateo dell’abbandono», per le edizioni Tapirulan nel 2016. A seguire: «Quindici quadri di quartiere ed altri versi» (Edizioni Consulta Libri e Progetti, Reggio Emilia, 2018), «Rosette (quartiere cosmico)» (Arcipelago Libri, 2021), «Chicane» (Avagliano, 2024).
A proposito della raccolta da cui traggo la poesia che qui oggi propongo, ha scritto Stefano Vitale: «In questo libro compiuto e organico Daniele Beghè, sempre utilizzando un linguaggio dal registro quotidiano, coniuga il suo naturale sguardo narrativo con lo spunto della folgorazione poetica. Egli pone sempre attenzione ai fatti, ai quadri della vita di tutti i giorni: lo interessa quell’universo apparentemente chiuso dell’ambiente urbano di periferia, spazio di confine che è metafora esistenziale oltre che concreta realtà da raccontare, di cui rendere conto. Ma al tempo stesso egli questa realtà la vede dall’angolazione del poeta che sa raccogliere sofferenze, salti, scarti, frammentazioni, speranze». Con la capacità – questa sottolineata dal prefatore Matteo Pelliti – «di illuminare gli elementi stranianti, incongrui, paradossali» della realtà.
