Giancarlo Majorino (7 aprile 1928 – 20 maggio 2021) fin dalla sua prima raccolta («La capitale del nord, Schwarz, 1959) ha perseguito un’idea di poesia che vuole tenersi il più possibile aderente alla realtà e alla vita, non solo la propria ma quella collettiva, e dunque tutta calata nella storia del proprio tempo, con una straordinaria passione politica che si esprime soprattutto in libri come «Lotte secondarie» (Mondadori, 1967), «Equilibrio in pezzi» (ivi, 1971) e il più tardo «Tetrallegro» (ivi, 1995).
Ci sono poi anche, è ovvio, le inquietudini private, i dolori, le perdite, le sconfitte, le contraddizioni, fra cupezze e lampi di speranza, di un’esistenza per la quale sempre ricercare un senso.
Lontana anni luce da ogni tentazione di lirismo, la poesia di Majorino ha un andamento narrativo, ma di una narrazione che procede per squarci, per illuminazioni, per sottintesi, più raramente distesa, più spesso tumultuosa e persino febbrile per eccesso di generosità.
