Poesie per un anno 402 – Michele Ferrara degli Uberti

di Francesco Paolo Memmo

 

Oggi di un anno fa moriva Michele Ferrara degli Uberti (10 ottobre 1971 – 18 marzo 2025), che già da tempo si era escluso dal mondo perché dal mondo si sentiva escluso. Era un’anima inquieta, tormentata da fantasmi dalle cui ossessioni neppure la poesia riusciva a salvarlo.
Ci restano di lui alcuni smilzi libretti: «I richiami della luna nuova» (Fermenti, Roma 1998), «Lontano dalla Terra Estate» (Editrice Tacitiana, Roma, s.i.d., ma la mia copia porta una dedica datata 1999), «Il compagno invisibile. La visione. La memoria. Il martirio» (Liberi Editore, Napoli 2004), «L’amato viaggio, il ritorno» (ivi, 2006), «Epifania dell’ombra e del fuoco» (ivi, 2010). Si aggiunga una plaquettina, «La regola della farfalla», che è una edizione fuori commercio, senza indicazione di data.

Traggo la poesia che oggi propongo dalla prima raccolta, presentata in apertura da Sara Zanghì: «Nella poesia di Michele Ferrara degli Uberti si incontrano spesso immagini sospese in un’atmosfera surreale che riportano alla mente le tele di Chagall, penso soprattutto al violinista che suona in bilico su un tetto, un piede appoggiato sulla canna fumaria e l’altro sospeso nel vuoto. Surreali di frequente anche le similitudini (come “era una radice stellata il tuo canto”) che richiamano certi procedimenti linguistici della poesia di Amelia Rosselli. Spesso il senso slitta da verso a verso fino a condensarsi fulmineamente in un verso oppure in una parola, versi e parole impregnati di un sentire infuocato, di un’emozione totalizzante che coinvolge intensamente il lettore».