Aldo Ferraris (24 maggio 1951 – 4 marzo 2018), nato a Novara e vissuto sulla Costa Flegrea, è stato autore di filastrocche e racconti per bambini. Ha curato e tradotto il poeta palestinese Kamal Jarbawi («Luce d’epifania», Giuliano Ladolfi Editore, 2011) e pubblicato numerose raccolte di versi: «La cattedrale sommersa» (Rebellato, 1978), «Ventidue mutamenti dell’I King» (Tam Tam, 1987); «Mantiche» (Anterem, 1990); «Codici» (ivi, 1993); «Grande corpo» (ivi, 1997); «Antichissima figlia» (La Luna, 2000), «Acini di pioggia» (Gazebo, 2002); «Nulla sarà perduto» (Archivi del ’900, 2004), «Danza di nascite» (Azimut, 2006); «L’ospite sulla soglia» (Raffaelli, 2009), «Qualunque cosa» (L’Arca Felice, 2010); «Chi non ha avuto perdono» (Kairòs, 2011); «Moltitudine» (Sigismundus, 2013); «Parola a me vicina. Poesie 1972-2008» (Giuliano Ladolfi Editore, 2016).
È un lungo e articolato percorso che lo stesso Ferraris ben sintetizza nello scritto introduttivo all’ultimo, riepilogativo volume citato: «Ho iniziato presto a scrivere e ho pubblicato il mio primo (acerbo) libro a 21 anni, seguendo un percorso di progressiva maturazione e consapevolezza del mezzo linguistico che andavo esplorando. Da principio è stata una ricerca spasmodica sul linguaggio, quasi un corpo a corpo, che ha dato esiti controversi e a volte poesie non convincenti, di cui ho voluto comunque documentare la presenza. La completa e consapevole maturazione del mio linguaggio si è rivelata all’inizio degli anni ’90, quando forma e soggetto, significante e significato, si sono finalmente fusi in immagini e termini che io considero armonici e comunicativi».
