Luigi Di Ruscio (Fermo, 27 gennaio 1930 – Oslo, 23 febbraio 2011), il poeta con la licenza di quinta elementare, feroce autodidatta, operaio per oltre quarant’anni in una fabbrica metallurgica norvegese, è autore di una impressionante produzione in versi nella quale – a partire dal libro d’esordio, «Non possiamo abituarci a morire», del 1953 – esprime, con la forza di un linguaggio che rifugge da ogni abbellimento estetico o retorico, una ferma volontà contestativa nei confronti di una società sorda alle esigenze degli ultimi.
La sua è dunque una poesia che definire “civile” sarebbe riduttivo: una poesia francamente e orgogliosamente “politica”. Un’ampia antologia della sua opera è in «Poesie scelte 1953-2010», a cura di Massimo Gezzi, Marcos y Marcos, Milano, 2019; ma Di Ruscio è stato notevole anche come narratore, e può essere utile perciò conoscerlo anche attraverso i «Romanzi», a cura di Andrea Cortellessa e Angelo Ferracuti, Feltrinelli, 2014.
