Poesie per un anno 37 – Paolo Buzzi

di Francesco Paolo Memmo

 

La stagione avanguardista di Paolo Buzzi (15 febbraio 1874 – 18 febbraio 1956), futurista della prima ora, dura dal 1909 al 1915, con due raccolte di poesie («Aeroplani. Canti alati», Edizioni di “Poesia”, 1909; «Versi liberi», Treves, 1913) e un romanzo («L’ellisse e la spirale», Edizioni di “Poesia”, 1915) che, più propriamente, l’autore definisce come «Film + Parole in libertà».

Quello di Buzzi è un futurismo abbastanza moderato, poco oltranzista, che progressivamente si edulcora, approdando infine a lidi molto più tradizionali.

Mengaldo lo inserisce in una dimensione tutta lombarda:

«Buzzi è strettamente legato per consanguineità (“il mio cuore è lombardo / come il cuore dei padri dei miei padri”) alla tradizione culturale milanese: di essa egli prolunga visibilmente soprattutto l’ultima incarnazione, quella scapigliata […]; e vanno osservati in questa prospettiva sia la sua sensibilità a temi civili e democratici, spesso anche alla retorica post-risorgimentale, sia, viceversa, il gusto fra allegro e macabro per il grottesco, che può anche far pensare talora […] al grande Tessa»