Tra i poeti minori (o anche minimi) che mi piace ricordare fra quelli che operarono al confine fra Otto e Novecento c’è Olindo Malagodi (28 gennaio 1870 – 30 gennaio 1934) che, dopo essersi laureato in Lettere a Milano nel 1893, intraprese la carriera di giornalista. A Londra, dove si trasferì nel 1905, si sposò e nello stesso anno nacque il figlio Giovanni (futuro segretario del Partito Liberale Italiano). Da socialista qual era, si spostò verso posizioni più vicine al liberalismo conservatore. Nel 1910, tornato in Italia, assunse la direzione del quotidiano romano «La Tribuna», appoggiando nel 1920 il ritorno al governo di Giolitti. Nel 1921 fu nominato senatore e con l’avvento del fascismo fu costretto a sospendere la pubblicazione del giornale, dopo di che si ritirò a vita privata. Finì i i suoi giorni a Parigi.
Tra le sue raccolte di versi: «Il focolare e la strada» (Roux e Viarengo, 1904; ristampata da Mondadori nel 1922), «Un libro di versi» (S.T.E.N. – Societa Tipografico-Editrice Nazionale, 1908), «Madre nostra» (Treves, 1914), «Poesie vecchie e nuove» (Laterza, 1928).
