Joseph Tusiani (14 gennaio 1924 – 11 aprile 2020), nato a San Marco in Lamis (Foggia), da giovane frequentò il seminario, ma lo abbandonò proprio nell’anno del noviziato per proseguire gli studi nel liceo classico e poi all’Università di Napoli. Dopo essersi laureato, nel 1947, con una tesi sul poeta inglese William Wordsworth, partì con la madre per New York (il padre era emigrato negli Stati Uniti pochi mesi prima che egli nascesse) e trovò lavoro presso il College of Mount Saint Vincent nel Bronx, dove insegnò per oltre vent’anni, fino al 1972, quando passò al Lehman College della City University of New York. Nel 1983 si ritirò dall’insegnamento e si dedicò totalmente alla scrittura.
Definito come “poeta dei due mondi”, la sua vicenda è raccontata in «In una casa un’altra casa trovo. Autobiografia di un poeta di due terre», a cura di Raffaele Cera e Cosma Siani, Bompiani, 2016. Ma Tusiani è autore di numerose altre pubblicazioni, in versi e in prosa, e di notevoli traduzioni in inglese di autori italiani (Michelangelo, Machiavelli, Tasso, Pulci, Foscolo, Leopardi, e tanto altro ancora). In poesia si è espresso in quattro lingue: l’italiano, l’inglese, il latino, il dialetto garganico.
Il testo che qui oggi propongo è tratto dalla raccolta «Il ritorno» (Schena Editore, 1992) e si legge anche nell’antologia, «In 4 lingue», approntata nel 2001 per le Edizioni Cofine da Cosma Siani che di Tusiani è il massimo studioso (cito soltanto, fra i lavori che gli ha dedicato, «L’io diviso. Joseph Tusiani fra emigrazione e letteratura», ivi, 1998).
Se è vero che la parte più rilevante nella produzione poetica di Tusiani è quella in lingua inglese, è però anche vero, come afferma Siani, che in tutte e quattro le lingue praticate il lettore può ritrovare gli stessi temi dominanti: «l’evocazione della terra d’origine trasfigurata a simbolo, l’interrogarsi sulla propria identità, la meditazione sul passare del tempo, l’appressarsi della morte, la propria vicenda familiare e le sue figure, la pittura del mondo di adozione e delle sue contraddizioni».
