Ceccardo Roccatagliata Ceccardi (6 gennaio 1871 – 3 agosto 1919), pur avendo travalicato con la sua opera il confine fra Otto e Novecento (sono del 1910 i «Sonetti e Poemi»; del 1910-1919, ma pubblicata postuma nel 1925, la più compiuta raccolta «Sillabe ed Ombre»), appare ancora piuttosto attardato, sul piano della lingua e delle forme, ancora troppo poco discosto dal magistero carducciano, anche se nelle sue cose migliori si può scorgere una sensibilità che rinvia in qualche modo a Pascoli, a D’Annunzio, ai simbolisti francesi.
Un po’ troppo poco, secondo me, per essere considerato, essendo egli ligure, un precursore di Sbarbaro e Montale (loro, sì, interpreti di un’inquietudine tutta novecentesca), ma certamente non merita di cadere nella dimenticanza totale. La più recente e completa edizione della sua opera è «Colloqui d’ombre. Tutte le poesie (1891-1919)», a cura di Francesca Corvi, De Ferrari, Genova 2005.
