Augusto Garsia (1889-1956) nacque a Forlì, fu professore di lettere nei licei, morì a Firenze. Esordì nel 1911 con «Roma. Una tragedia in tre atti» (Gonnelli, Firenze 1911), poi si dedicò al romanzo («Le strade cieche», ed. La Nave, 1922) e alla poesia: «Opposte voci» (Vallecchi, Firenze 1921), «Voci di là dal fiume» (Battistelli, Firenze 1924), «Poesie (1921-1925)» (Edizioni di “Il Giornale di Politica e Letteratura”, Giusti, Livorno, s.d. [ma 1926]). che comprende anche le due precedenti raccolte. Poi, ancora: «Voci del mio silenzio» (Campitelli, Foligno 1927), «Voci del mio cammino» (Giusti, Livorno 1928), «Le voci. Voci del mio cammino. Antologia di spente voci», Formiggini, Roma 1930.
Poeta minore, può essere considerato come un tardo crepuscolare. Presente in qualche antologia degli anni Venti del secolo scorso, è poi completamente caduto nel dimenticatoio.
