Lento Goffi (15 novembre 1923 – 14 gennaio 2008) appartiene totalmente, per le sue origini bresciane, per la cultura di cui è intriso, per le frequentazioni che lo hanno poeticamente arricchito (è stato amico e studioso di Vittorio Sereni) a quella che, a partire dalla fortunata antologia di Anceschi, si è soliti chiamare “linea lombarda”. Goffi esordisce dieci anni dopo la pubblicazione di quell’antologia ma si riconosce nella stessa idea di “poesia in re” che accomunava i poeti lì presenti, cioè una poesia legata alle cose o, per meglio dire, una poesia che, scrive Anceschi, «si muove soprattutto alla sollecitazione degli oggetti del tempo, nasce da un reame di immagini quotidiane e fedeli in un’aria riservata di ripiegato sentimento».
Del percorso poetico di Goffi cito soltanto le raccolte che mi paiono più significative: «Dalla Marca d’Oriente» (Scheiwiller, Milano 1968), «Evasivamente flou» (ivi,1974), «Cronachetta» (ivi, 1979), e infine «Un sabato di febbraio» (Società di Poesia-Guanda, Milano 1981) che può essere considerato il suo maggior risultato: «senza reprimere interamente una vocazione satirica che precedentemente aveva vissuto situazioni di pronuncia frontale, insofferente, complessivamente minore, la scrittura di Goffi attorno agli anni ottanta mette a frutto, strutturandola sapientemente entro le linee del procedimento, una inclinazione morale, e anche una conduzione costituzionalmente politica del discorso, che lo riconducono a quel segmento Sereni-Raboni che è pur sempre da rubricarsi come uno dei fenomeni distintivi, se non decisamente il più alto, che caratterizzano il “secondo tempo” della Linea lombarda» (Giorgio Luzzi).
