Gian Piero Bona (8 novembre 1926 – 27 ottobre 2020) ha pubblicato nella sua lunga vita un numero consistente di raccolte, dall’esordio del 1955 con «I giorni delusi» fino a «La volontà del vento» (Mondadori, 2018) e ai versi postumi di «Detriti del fiume celeste» editi nel 2024, per le cure di Francesco Occhetto, da Interno Poesia.
Proprio Occhetto riassume in maniera precisa il senso della poesia di Bona che «fin dagli albori si impone come risposta antimodernista e “classica” rivendicando, con tono critico riconducibile a una crisi di insoddisfazione e di superamento delle prospettive culturali proposte dall’oggi, valori alti della parola che tuttavia non si separino dalla coscienza storica, nel solco di una compromissione alessandrina della classicità. Da qui la sua posizione estremamente solitaria, libera, controcorrente, polemica e perciò spesso ignorata dalla critica tout court. Una formazione, la sua, che guarda dapprima alla civiltà greco-latina (la cui eco continuerà a sprigionarsi anche nella maturità […]) per poi spostarsi, in un’ottica esperienziale e dialettica, alle culture spirituali e letterarie dell’Oriente».
E certamente la poesia di Bona, così raffinata, così preziosamente elegante, così precisa nei suoi vari accorgimenti metrici – e in modo particolarmente riuscito nella raccolta da cui traggo la poesia che qui oggi propongo – meriterebbe un apprezzamento critico ben superiore a quello di cui ha fino ad oggi goduto.
