Poesie per un anno 212 – Claudia Ruggeri

di Francesco Paolo Memmo

 

Claudia Ruggeri (30 agosto 1967 – 27 ottobre 1996), napoletana ma sempre vissuta a Lecce, era una brillante studentessa universitaria (allieva di Donato Valli nella facoltà di Lettere dell’Ateneo salentino), frequentava una scuola di recitazione, partecipava a pubbliche letture poetiche distinguendosi per le proprie capacità di performer. Poi una serie numerosa di problemi (di salute, familiari, sentimentali, e anche legati all’insoddisfazione per le difficoltà a veder pubblicate le sue poesie) ne causarono un crollo nervoso che si fece sempre più grave, fino a spingerla al suicidio, buttandosi dal balcone di casa, a soli ventinove anni.

Due le raccolte licenziate dall’autrice – «inferno minore» (scritta tra il 1988 e il 1990) e «)e pagine del travaso. Qui per riudire la pazzesca evenienza del dattilo» (1996) – entrambe pubblicate postume in varie edizioni e infine in «Poesie. inferno minore. )e pagine del travaso» (Musicaos Editore, 2018), volume curato da Annalucia Cudazzo che ci fornisce un lungo, articolato, minuzioso commento all’intera opera della poeta, imprescindibile per la comprensione di un’autrice così difficile e ostica, «in cui la comunicazione stenta a stabilirsi, impedendo di cogliere, a una prima lettura, il loro significato».

«L’affastellarsi d’immagini e di suoni e lo stravolgimento della sintassi rappresentano la cifra stilistica della poesia di Claudia Ruggeri; in ogni componimento, infatti, domina un disordine comunicativo che impedisce al lettore di riconoscere la funzione degli elementi del discorso, rendendo difficoltoso persino stabilire il soggetto delle azioni descritte. Al fine di perseguire la musicalità, l’autrice non esita a violare le norme grammaticali e ad accostare una serie di termini apparentemente privi di nessi logici, ma che, in realtà, sono scelti con perizia, come si può notare dai legami fonici che contribuiscono al ritmo caotico dei versi. L’effetto di straniamento è volutamente perseguito [anche] attraverso un linguaggio che attinge da vari livelli stilistici, dall’aulico al volgare, da termini colloquiali ad arcaismi, da termini gergali a parole straniere e dialettali; la Ruggeri, inoltre, confonde il lettore adoperando parole della quotidianità ma che sono da intendere nel loro significato etimologico, spesso desueto, differente dall’uso comune».

Ma è necessario leggere almeno l’intera introduzione di Cudazzo per cominciare a possedere qualche chiave di lettura intorno a questa poesia così moderna ma con profonde radici in secoli di letteratura (e non solo).

I versi che qui propongo portano in esergo queste parole di Vittorio Bodini: «Un cielo così azzurro / che apre la bocca e inghiotte / polvere mosche e strade».