Maria Luisa Belleli (6 aprile 1909 – 25 febbraio 1992), veneta, allieva di Diego Valeri, amica di Aldo Palazzeschi, fu un’eccellente francesista. Io non l’ho mai conosciuta, ma nel 1975 mi capitò di recensire per la rivista «Galleria» il suo bel volume «Il sole nero dei poeti. Saggi sulla letteratura francese dell’Otto-Novecento» edito da Sciascia, e lei mi scrisse una bella lettera in cui mi parlava anche della sua attività poetica.
Tre i suoi libri di versi, tutti usciti da Vallecchi: «Silenzio in cielo. 1930-1945», 1947; «Se mai rinascerò», 1957; «La festa prevedibile», 1983.
Da quello d’esordio traggo il testo che oggi propongo, di mirabile perfezione anche metrica: un settenario a fare da proemio, e poi una triplice alternanza di settenari e endecasillabi, i versi prìncipi della tradizione poetica italiana qui al servizio di una musica perfetta, in una lingua di moderna essenzialità.
Maria Luisa Belleli è poeta immeritatamente dimenticata, per cui dobbiamo essere doppiamente grati a uno studioso come Dario Pisano che nella sua bacheca, qui su FB, spesso la ricorda, mantenendone comunque viva la memoria.
