Poesie per un anno 206 – Lucia De Marchi

di Francesco Paolo Memmo

 

Lucia De Marchi (1959-1996; ma l’indicazione della data di nascita non è accertata), antropologa medica, si è a lungo occupata di minori abbandonati e di minori stranieri non accompagnati.

Parallelamente a questa sua attività di ricercatrice e di formatrice, ha percorso i sentieri della poesia con due raccolte («Poesie», El Bagatt, 1989; e «Libro di niente», Book Editore, 1993) ora riunite nel postumo volume «Vento che ha fame» (CS Libri, 2007) a cura di Stefano Levi Della Torre, Giampiero Neri, Franco Romanò e Tiziano Rossi.

Quella della De Marchi è una poesia apparentemente semplice e leggera, ma piena di un pensiero che si arrovella sul tutto e il niente dell’esistenza, con venature ironiche, con un tono persino giocoso ma di chi sa che si comincia a giocare quando si è giunti al colmo del dolore.

«Queste poesie – scrive Giampiero Neri nel risvolto di copertina di «Libro da niente» – sono lo specchio di una solitudine, della mente, del cuore, cui siamo soliti dare nomi convenzionali, nomi familiari, tanto per esorcizzarla».

Lucia De Marchi