Poesie per un anno 19 – Cristina Annino

di Francesco Paolo Memmo

 

Oggi è il terzo anniversario della morte di Cristina Annino (11 dicembre 1941 – 28 gennaio 2022). Ne pubblico ancora un testo compreso (come quello postato l’11 dicembre scorso) nella raccolta «L’udito cronico», apparsa nel volume collettaneo «Nuovi poeti italiani 3» curato da Walter Siti per Einaudi nel 1984 e ora ristampata nella collana Le mancuspie, diretta da Antonio Bux per le edizioni Graphe.it.

Annino avea esordito nel 1969 con una raccolta («Non me lo dire non posso crederci») pubblicata col suo vero nome di Cristina Fratini. Erano poi seguiti: «Ritratto di un amico paziente» (1977), «Il cane dei miracoli» (1980) e questo «L’udito cronico» che la fece conoscere a un pubblico più vasto (per quanto vasto possa essere il pubblico della poesia). Di tutte le raccolte successive segnalo solo quella che ne riepiloga il cammino fino al primo decennio del Duemila («Magnificat. Poesie 1969-2009», a cura di Luca Benassi, nota critica di Stefano Guglielmin, Puntoacapo, 2010) e l’ultima e postuma «Avatar» (Avagliano, 2022).

«Tutta la carriera letteraria di Cristina Annino, che ci ha accompagnato per oltre cinquant’anni, è sempre stata rigorosa nella sua veglia elettrica, e sorprende ancora oggi per la lungimiranza ritmica e prosodica che coinvolge direttamente il lettore, calamitandolo nell’attenzione del mondo e delle cose tramite l’enunciazione dell’avvenimento, che nella Annino non è mai mera cronaca, più concatenazione di possibili realtà, più configurazione di senso e mistero, più respiro che immagine, forse, anche se di immagine si nutre incessantemente ad incastri regolari formando un mosaico, una architettura plastica, mai fredda, che anche laddove “niente accade”, in realtà crea un movimento a raggiera che coinvolge tutti i sensi. / Per questo l’avvenimento della poesia nella Annino è il compimento della vita stessa che si riscrive attraverso l’occhio attento, clinico e guizzante della nostra, che è stata una figura autonoma e originale nel panorama della poesia contemporanea e una delle sue maggiori interpreti» (Antonio Bux).