Poesie per un anno 143 – Gesualdo Bufalino

di Francesco Paolo Memmo

 

Gesualdo Bufalino (15 novembre 1920 – 14 giugno 1996), grande prosatore («Diceria dell’untore», 1981; «Le menzogne della notte», 1988 – solo per citare due titoli), uomo di straordinaria cultura non solo letteraria ma anche cinematografica e musicale, eccellente traduttore soprattutto dal francese, fu anche un niente affatto trascurabile poeta: «L’amaro miele» (1982, 1989, 1996) raccoglie poesie risalenti agli anni Quaranta e Cinquanta:

«Questi versi, scritti su carta da macero con un pennino Perry moltissimi anni fa; sopravvissuti solo quasi per caso alle periodiche fiamme di San Silvestro a cui l’autore fu solito un tempo condannare il superfluo e l’odioso dei suoi cassetti; divenuti, invecchiando, patetici come rulli di pianola o vecchie fotografie; questi versi non vantano probabilmente altro merito per vedere la luce; se non quello, privato, di fare per un momento sorridere, ove ne abbia ancora le labbra capaci, un fantasma di gioventù. Il quale potrà ritrovarvi e riconoscervi, insieme ai relitti di sue antiche pene d’amor perdute in riva al Mediterraneo, le memorie di una lunga attesa e persuasione di morte all’ombra grave della guerra; e le veloci letizie, le lunghe solitudini, dopo il ritorno nel Sud».