Poesie per un anno 14 – Giovanni Raboni

di Francesco Paolo Memmo

 

Di Giovanni Raboni (22 gennaio 1932 – 16 settembre 2004), forse il maggiore fra i poeti italiani della generazione nata negli anni Trenta, ho scelto un sonetto compreso nella penultima raccolta pubblicata in vita, «Quare tristis» (1998), poi seguita da «Barlumi di storia» (2002).

Postumi sono usciti, a cura di Patrizia Valduga, gli «Ultimi versi» (2006). Del 2014, infine, è l’edizione di “Tutte le poesie”, a cura di Rodolfo Zucco, per Einaudi.

In un “Autoritratto” del 1977, così Raboni riconosceva “li maggior sui”:

«Con il Porta comincia, nella poesia italiana, quella linea lombarda, potentemente realistico-narrativa e, per così dire, antipetrarchesca, che si ritrova anche all’interno della poesia del Novecento e che è l’unica della quale io aspiri a far parte, nonostante i molti debiti che so di avere nei confronti di altri poeti, da Baudelaire (che considero il più grande poeta moderno) a Pound (che considero il più grande inventore di possibilità poetiche del nostro secolo), – e poi, per venire a nomi più vicini o addirittura vicinissimi, quasi fraterni, a Rebora, a Montale, a Saba, a Sereni».

Una curiosità metrica sul sonetto di oggi: al v. 3 troviamo uno splendido esempio di “rima per l’occhio” (ma Raboni ci offre nei suoi sonetti altre preziosità di questo tipo).