Giorgio Orelli (25 maggio 1921 – 10 novembre 2013), che Contini definì «le meilleur poète suisse de langue italienne», è autore, per citare solo le raccolte maggiori, di «L’ora del tempo» (1962), «Sinopie» (1977), «Spiracoli» (1989), tutte pubblicate da Mondadori, e «Il collo dell’anitra», Garzanti 2001. Del 2015 è il volume che raccoglie «Tutte le poesie», apparso per le cure di Pietro De Marchi negli Oscar Mondadori.
Nell’introduzione, Mengaldo individua come caratteristica costante di Orelli «il suo muoversi, quasi come in un dosatissimo movimento alternato di carrucola, fra il realistico e lo stilizzato, fra il “buttato via” (come si dice a teatro) e il letterario e il prezioso, tra il quotidiano e quello che possiamo chiamare il suo personalissimo surrealismo del quotidiano: con una sottilissima capacità di suggerire la natura sfuggente di quanto ci circonda. Ma anche di disegnare attraverso di esso – perché è tutto ciò che abbiamo! – l’immagine di quanto lo trascende e ci trascende, la lontananza di ciò che è vicino».
(A proposito del primo verso della poesia che qui propongo, in una nota Orelli avverte: «Il ponte è quello di Melide, presso Lugano; donde agevolmente “m’elide”»).
